Lungo la ferrovia spuntano gli antichi resti della città

PESCARA. Per domani è attesa una risposta sui manufatti emersi durante i lavori per la realizzazione del terzo binario della ferrovia tra Pescara e Chieti, davanti alla rotatoria del Rampigna. La...
PESCARA. Per domani è attesa una risposta sui manufatti emersi durante i lavori per la realizzazione del terzo binario della ferrovia tra Pescara e Chieti, davanti alla rotatoria del Rampigna. La Soprintendenza dirà se risalgono all’Ottocento o se sono addirittura i resti dei bastioni della cosiddetta fortezza borbonica, realizzata tra il 1510 e 1557 a cavallo delle due sponde del fiume. Un sopralluogo c’è stato venerdì, al quale ha partecipato l’archeologo Andrea Staffa. L’ipotesi più accredita al momento è che sia il basamento del cavalcavia costruito nel 1863, quando venne costruita la ferrovia adriatica che attraversava la costa abruzzese passando per Castellammare e Pescara. Tuttavia non è escluso che in quest’area vengano fuori in un secondo momento parti dell’antico bastione eretto durante il regno dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. I lavori per la linea ferroviaria, destinata tra l’altro anche ad accelerare il collegamento tra Pescara e Roma, dovranno scendere di alcuni metri. Ed è qui che potrebbero venir fuori reperti della fortezza o dei suoi sotterranei. Non è escluso che la costruzione del XVI secolo sia stata in parte utilizzata per far poggiare l’infrastruttura ferroviaria del XIX. Secondo Antonio Blasioli, ex vicesindaco e attuale consigliere regionale del Pd, «questa deve essere in ogni caso un’occasione per rilanciare una riflessione sulla conservazione di ciò che rimane del passato: se ci sono resti antichi è necessario farli venire alla luce e valorizzarli. Se a Pescara ci fosse ancora quella fortezza», sottolinea Blasioli, «sarebbe una meta turistica di grande rilevanza europa. Con questi scavi torna d’attualità l’ipotesi di trovare fondi per riaprire e rendere di nuovo accessibili i sotterranei della fortezza».

