Luttwak: «Amo l’Abruzzo la sua costa e le montagne: è terra di grandi risorse»

29 Novembre 2022

L’economista: il governo deve intervenire sul cuneo fiscale, come in Canton Ticino I lavoratori guadagnano di più e hanno sanità e sistema pensionistico d’eccellenza

Edward Nicolae Luttwak, politologo ed economista di origini romene, naturalizzato americano, ha le idee chiarissime. Considerato un punto di riferimento della destra, non ama la banalità e argomenta le sue convinzioni senza curarsi troppo del politicamente corretto. In questa intervista al Centro lo conferma in pieno.
Professor Luttwak, lei arriva all’Abruzzo economy summit in un momento storico particolare. La destra al governo, la prima donna premier, una guerra in corso che rischia una escalation e una crisi economica molto pesante. Qual è la prima mossa da fare per affrontare il futuro?
La prima mossa è quella di aumentare la competitività del sistema economico italiano che è come un grande macchinario, con una valvola che, se si apre, il resto cade dove deve cadere. Questa valvola si chiama il cuneo fiscale. Bisogna guardare al Canton Ticino, in Svizzera, dove il datore di lavoro dà 100 lire all’operaio, che ne prende 80 e ha le migliori pensioni e sanità del mondo. Parliamo del vicino Ticino, dove parlano italiano e non ci sono persone con tre gambe. In Italia il cuneo fiscale è molto elevato, e questo vuol dire che il datore di lavoro deve pagare moltissimo, l’operaio riceve poco e chi cattura questa differenza? Un feudalesimo burocratico che riduce la competitività dell’economia italiana.
La manovra finanziaria produrrà tagli importanti che comporteranno l’aumento del costo del carburante. Il tutto è legato alle conseguenze dell’aggressione russa all’Ucraina. Come se ne esce?
Non ho esaminato la manovra in dettaglio, ma l’analisi comune è che contiene una serie di compromessi buoni o difendibili e uno di questi concerne appunto il cuneo fiscale. Stavolta ci sono state le elezioni e il popolo italiano ha espresso la propria volontà, c’è un primo ministro eletto come succede negli altri Paesi. In Italia, del resto, c’è stato il malcostume politico di chi ha governato senza il consenso del popolo. Anche un genio unico al mondo, se non ha il mandato, può fare poco. Finalmente ora è stato eletto, c’è la Meloni che ha fatto un partito, ha vinto e può fare cose che i suoi predecessori non potevano fare, anche se molto famosi e geniali come Draghi. Il mandato è il carburante dell’azione politica di uno Stato democratico.
Lei è tra i pochi a sostenere che l’ex ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è la persona giusta per trattare con il Medioriente per il gas. Per usare le sue parole “è più che qualificato per rappresentare l'Unione europea nel Golfo Persico”. La nomina, per la verità, è stata accolta con un diffuso dissenso. Perché potrebbe farcela?
Ho incontrato Di Maio a Roma quando era ministro. Ho visto una persona che ha lavorato giorno e notte per studiare i dossier del ministero. Essendo molto giovane e con poca esperienza, ha fatto una cosa importante: ha studiato tanto e quando ha incontrato i suoi colleghi con molta più esperienza di lui, ha difeso le posizioni dello Stato italiano in maniera professionale ed efficace. Molto meglio di chi spunta fuori all’improvviso e va a rappresentare l’Ue, come l’ex ministro delle Poste della Lituania o l’ex ministro della Marina mercantile del Portogallo. Nel sistema italiano il ministro può anche non occuparsi del suo ministero. Durante la guerra del Kossovo, quando io avevo responsabilità nel Pentagono, il ministro della Difesa, Carlo Scognamiglio, era assente, non si è mai occupato della questione. Cadevano bombe in Adriatico e il presidente del consiglio Massimo D’Alema, formato da una carriera comunista, è diventato un primo ministro leale alla Nato, mentre l’allora ministro degli Esteri, Lamberto Dini, faceva finta che non ci fosse la guerra. Per non parlare di Giuseppe Conte, il quale ha sostenuto l’esigenza di inviare armi all’Ucraina, ma non i carrarmati “perché sono armi offensive”. È chiaro che non ha studiato la storia militare visto che, da quando è nato, il carrarmato è stato usato novanta volte su cento come difesa. Ecco, rispetto a queste persone Di Maio viene fuori come una persona competente.
A luglio ha invocato le elezioni anticipate per estirpare il filoputinismo dal Parlamento. Missione compiuta?
Sì, perché tutti possono essere filorussi, nel senso che non è interesse dell’Italia e degli Usa che la Russia venga disintegrata come è avvenuto con l’Unione Sovietica. Invece nel governo italiano c’era gente compromessa con la Russia. Se sei un politico italiano e non vuoi la distruzione della Russia, questo è ragionevole, ma se hai rapporti economici e forti rapporti personali non hai diritto di parlare.
A chi si riferisce?
Silvio Berlusconi, per esempio, è amico di Putin: non è un crimine, ma se mette l’amicizia dentro la politica questo diventa un crimine. È come essere proprietario di una tabaccheria e decidere le tasse sul tabacco, è un conflitto di interessi. Così come Matteo Salvini: entrambi avevano rapporti personali complessi e multidimensionali. Quindi loro dovevano stare zitti. Tutti hanno diritto a essere pro-Russia, meno quelli coinvolti con i russi.
Ma Salvini è un ministro del governo Meloni. Non è un’anomalia?
È ministro senza responsabilità su politica estera, difesa o intelligence
Lei che rapporto ha con l’Abruzzo?
Sono amico di Carlo Toto da tanti anni e sono stato suo consulente per varie questioni. Speravo che prendesse l’Alitalia perché avrebbe impoverito persone che si erano arricchite alle spalle di Alitalia, allo stesso tempo avrebbe arricchito l’Italia. Ho amicizia con la sua famiglia, Carlo ha due figli che nella vita hanno tutto, magari possono permettersi anche la Ferrari, ma lavorano dalle 8 di mattina alle 22. Quindi, a loro potrebbe bastare anche una semplice utilitaria. È una famiglia seria. Poi sono stato a Pescara, Chieti e in giro per l’Abruzzo.
Cosa le piace in particolare della nostra regione?
Il carattere degli abruzzesi. La vostra regione è storicamente rurale, montanara, non solo agricola. Un paese di pastori a due passi dai Parioli. Ci sono posti del mondo più esotici dell’Abruzzo, però non con queste comodità. È una ricchezza, con le montagne, gli orsi e tanto altro. L’uomo moderno non ha bisogno di ulteriori apparecchi elettronici, ha bisogno di fare camminate nei prati dell’Abruzzo, con la gente che vive su una costa ristretta, la vicinanza alla natura. Io amo l’Abruzzo.
Giorgia Meloni si è schierata nettamente con l’Ucraina superando anche qualche fibrillazione in maggioranza da parte di alcuni suoi alleati. Quale strategia dovrebbe seguire l’Italia nei prossimi mesi?
L’Italia dovrebbe allinearsi con gli alleati, ma questo non significa stare zitti e ubbidire. La posizione italiana deve essere espressa e ascoltata. In precedenza il governo non era nel gruppo, nonostante un ministro come Lorenzo Guerini, che ha preso il suo incarico molto sul serio. Guerini era isolato in quel governo che era fatto più che di pacifisti, di ignoranti. L’Italia, entrando nel gruppo, ne accetta le matrici, ma lo influenza. Spero in due sensi: aiutare l’Ucraina e lavorare per un negoziato. Senza sporchi compromessi e senza abbandonare l’Ucraina per lucrare.
Come giudica la linea di fermezza del governo rispetto allo sbarco dei migranti sulle nostre coste?
Che io sappia, ogni Stato del mondo ha la funzione di difendere lo spazio che occupa. La società internazionale è composta di Stati definiti dal loro territorio. Se io sono un cittadino che paga le tasse, voglio che lo Stato difenda il territorio. Se io arrivo a Fiumicino e rifiuto di presentare un passaporto mi rimandano negli Usa. Dal mio yacht di lusso potrei però scendere su un barchino precario ed entrare senza documenti. È inutile dire “povera gente”, ci sono 200 milioni di persone che vogliono venire in Europa. Troppi.
Negli Stati Uniti, contro ogni previsione, le elezioni di Midterm sono state equilibrate e non si è vista l’attesa onda rossa repubblicana. Nel frattempo Trump ha annunciato la sua ricandidatura alla Casa bianca. Il presidente Biden ha compiuto 80 anni. Non sarebbe forse il caso di lasciare spazio alle nuove leve della politica?
Trump non sarà candidato repubblicano. Le nuove leve ci sono e sono i governatori, hanno 39 anni di meno, e sono persone che vincono le elezioni, hanno forti programmi, una credibilità. Non è la prima volta che accade. Già era successo ai tempi di Ford e Carter. Ebbene, arrivò l’allora governatore della California, Ronald Reagan, che ha cambiato l’America e il mondo in tre anni. Oggi ci sono governatori che offrono eccellenti alternative. I Democratici hanno Polis, governatore del Colorado, formidabile. I Repubblicani hanno Youngkin in Virginia e DeSantis. Vedremo.
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