Ma attenzione, il pericolo è dietro l’angolo

In Italia muore un ciclista ogni 35 ore, nella nostra regione è uno stillicidio di incidenti gravi
L'AQUILA. Un giovane ciclista investito a Roseto il 24 giugno. Qualche giorno prima, sempre a Roseto, il ciclista professionista di 23 anni Antonio Di Sante fatto cadere da un furgone mentre si stava allenando. Ieri, un altro incidente nel Teramano. A Sulmona, il 6 giugno, un ciclista 66enne travolto. E’ uno stillicidio quello che si consuma sulle strade abruzzesi, dove non c'è una convivenza pacifica tra automobilisti e amanti delle due ruote. Eppure il codice della strada contempla i ciclisti come fruitori della strada. Per un ciclista la prima fonte di rischio sulla strada è proprio la presenza di auto: un morto ogni 35 ore in Italia, un paese "nemico" della bicicletta. Chi pedala per lavoro o per sport, continua a farlo a suo rischio e pericolo, schivando buche e pedalando nel traffico che mal sopporta. Alzi la mano chi, trovandosi davanti dei ciclisti, non abbia avuto un moto di fastidio. Oppure chi non abbia saputo resistere alla tentazione di fare una sonora strombazzata, come se i ciclisti potessero volatilizzarsi, con il rischio di spaventarli e farli cadere. Persino sui social - facebook in primis - i ciclisti sono facile bersaglio di ingiurie. Eppure, incontrare un ciclista è come incontrare un mezzo lento su strada: un trattore, un motorino. Le regole, ovviamente, del codice della strada devono essere rispettate da tutti. Ma il codice della strada è lacunoso ed è pro-automobilista, fissa molti limiti a chi va in bici (ad esempio procedere in fila indiana, mentre questo obbligo esiste soltanto quando si percorrono centri abitati e non strade extraurbane, d'altra parte due ciclisti in coppia occupano quanto un trattore), ma non fissa gli stessi obblighi per gli automobilisti.
A livello legislativo in Italia si è ancora all'anno zero, con norme datate e riferite a un’epoca passata. Recentemente è stata presentata in Parlamento una proposta di legge a firma dell'ex senatore leghista MichelinoDavico che impone l'obbligo di sorpasso dei ciclisti mantenendo una distanza minima di 1,5 metri. Ma stabilire per legge la distanza di sicurezza minima non è sufficiente se non si cambia la mentalità e non si avvia una vera cultura della bicicletta, che deve partire da una buona educazione prima di tutto, ma anche da politiche urbanistiche che ridisegnino le città a misura di biciclette. (m.g.)

