Ma c’è anche chi ha abbassato la serranda

Brancaleò riaprirà a fine emergenza. Basile: «Pochi clienti a pranzo, il domicilio non è conveniente»
PESCARA. L'apertura a pranzo era stata un esperimento cominciato già qualche giorno prima del Dpcm che il 25 ottobre ha imposto le chiusure di tutti i ristoranti alle 18. Ma i risultati poco soddisfacenti li hanno indotti a desistere.
Brancaleò, il bistrot nel pieno centro di Pescara, ha deciso di fermarsi. Almeno fin quando non sarà possibile riaccogliere i clienti nel proprio locale anche la sera. La storia di Brancaleò è strettamente connessa allo storico ristorante Brancaleone di Roccamontepiano.
«Tenere aperti due ristoranti solo per il pranzo non era proprio fattibile», spiega il titolare del bistrot, Filippo Basile, «e la nostra non è una cucina che si presta all'asporto e alla consegna a domicilio».
Dopo un'estate di ottimi incassi, con il locale sempre pieno, secondo un attento rispetto alle regole di distanziamento, Basile e la sua squadra hanno provato la strada del pranzo. Pur essendo in una delle vie più centrali di Pescara, tuttavia, il pranzo fuori non sembra essere un'abitudine.
«Ora i ristoranti della zona», aggiunge Filippo Basile, «sono praticamente tutti aperti a pranzo e quindi la clientela deve distribuirsi. Restare aperti con una scarsa affluenza non era conveniente».
Insomma il gioco per Filippo, supportato da Christian Orlandi, responsabile di sala, non vale la candela. «Per un attimo», aggiunge il titolare del bistrot Brancaleò, «avevamo valutato di continuare a lavorare per il pranzo solo nel weekend, ma anche in quel caso abbiamo considerato che rischiavamo di generare sprechi che non avremmo potuto smaltire. Le eventuali rimanenze della domenica, con il ristorante chiuso durante tutta la settimana, sarebbero diventate un problema».
Nemmeno l'asporto e la consegna a domicilio potevano rappresentare una soluzione per Brancaleò. «Avevamo attivo un canale per la consegna a domicilio già prima del lockdown», sottolinea Filippo Basile, «ma di fatto non lo abbiamo mai sfruttato. I nostri non sono piatti che si adattano al delivery. La decisione alla fine è stata quella di chiudere, attivare la cassa integrazione per tutti i collaboratori e sperare di tamponare le perdite in questo modo fino a che non sarà possibile riaprire a cena. Solo in quel caso, ritorneremo alla normalità», conclude Basile. (m.pa.)
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