«Ma così offende i lavoratori»

Pd e Rifondazione contestano la scelta di imporre controlli nell’ente
PESCARA. La decisione del sindaco di sottoporre dipendenti, assessori e consiglieri ai test antidroga ha scatenato un mare di polemiche. Il centrosinistra è insorto accusando Carlo Masci di fare una scelta «ridicola» per difendere «l’indifendibile».
«La fragilità di una difesa dell’indifendibile oggi scade nel ridicolo e nell’offesa», hanno detto i consiglieri del Pd Pietro Giampietro, Stefania Catalano, Marco Presutti, Francesco Pagnanelli, Giovanni Di Iacovo e della lista Sclocco sindaco Mirko Frattarelli e Marinella Sclocco, «pur di difendere la posizione dei suoi fedelissimi, il sindaco Masci infanga centinaia di madri e padri di famiglia che lavorano al Comune, annunciando di volerli sottoporli al test antidroga. Una vergogna senza precedenti, il sindaco chieda scusa immediatamente e si dimetta subito».
«Un annuncio senza pudore, senza ritegno e senza vergogna», hanno continuato i consiglieri comunali, «per provare a nascondere la totale assenza di vigilanza da parte del sindaco e degli assessori sui comportamenti amministrativi del braccio destro di Masci, Fabrizio Trisi. Totale solidarietà ai tantissimi dipendenti perbene del Comune di Pescara, infangati da un sindaco diventato spregiudicato e disperato. Subito le dimissioni, nemmeno un giorno in più in questo clima. Meglio il commissario».
Il segretario di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo ha invece parlato di «pezza a colori di dubbia costituzionalità». «Mi auguro che l'inchiesta non abbia conseguenze tragiche come accaduto non troppo tempo fa nella nostra città», ha affermato, «Trisi non è un mostro ma un tossicodipendente e in quanto tale va aiutato.Emerge l'ipocrisia di questa destra che mantiene l'assurdo proibizionismo sulla cannabis e tira cocaina».
«La scoperta della dipendenza di Trisi da una droga che negli anni Sessanta e Settanta veniva definita fascista dai movimenti controculturali», ha ricordato Acerbo, «forse spiega una certa protervia nel voler imporre progetti contestati dai cittadini. La cocaina fa sentire le persone superuomini. Purtroppo il dirigente presunto cocainomane è stato assecondato dalla giunta o forse alla giunta piaceva il decisionismo dopato del soggetto. Il sindaco ora annuncia una pezza a colori di dubbia costituzionalità. I dipendenti comunali dovrebbero sottoporsi a test antidroga. Un'assurdità che credo i sindacati impediranno».
«Lavoratrici e lavoratori», ha concluso, «hanno diritto, come qualsiasi cittadino, di non essere schedati per i loro comportamenti privati non essendo reato il consumo. Faccio presente alla giunta comunale che Trisi non è inquisito in quanto presunto cocainomane, ma per aver favorito un imprenditore che lo aiutava nei costosi rifornimenti».

