Ma D’Amico gli risponde: autogol del mio avversario

Il candidato presidente: «Forse si riferiva al suo video su ciò che avrebbe fatto» E poi rilancia sulle liste d’attesa nella sanità: «Ecco la soluzione che propongo»
PESCARA. Professore, che cosa ne pensa delle bolle, le balle e l’attacco diretto che le ha sferrato ieri il suo rivale, Marco Marsilio. «Penso che sia un segno di debolezza da parte sua. È un autogol del mio avversario», risponde Luciano D’Amico.
In che senso? «Nel senso che le vere bolle che spariscono come le balle sono quelle nel filmato che, mi dicono, ha mostrato alla platea dei candidati. Ma per me finisce qui, non mi interessa quello che dice Marsilio. L’Abruzzo ha problemi seri da affrontare e risolvere sul serio. Abbiamo un programma elettorale scritto con e dai cittadini», dichiara al Centro il candidato del Patto per l’Abruzzo, «su questi temi voglio confrontarmi, non a distanza ma l’uno davanti all’altro», sottolinea.
E l’occasione per farlo si avvicina sempre di più. Il primo confronto inl presenza tra D’Amico e Marsilio, infatti, ci sarà venerdì prossimo, 16 febbraio, a Rete 8, quando i due contendenti alla Regione sarà intervistati dal direttore del Centro, Piero Anchino, nella trasmissione condotta dal direttore di Rete 8, Carmine Perantuono.
Qual è, per D’Amico, una delle priorità che il Patto per l’Abruzzo ha messo nero su bianco? «Le liste d’attesa», risponde l’ex rettore che quindi rilancia la palla nel campo avverso. «Mammografia, visita neuropsichiatria infantile e risonanza multiparametrica della prostrata. Sono alcune delle visite che, a oggi, i residenti in regione Abruzzo non possono prenotare presso il servizio sanitario pubblico», spiega d’Amico. «La causa è da ricercarsi nelle lunghe attese, che arrivano a oltre un anno, o addirittura alla mancanza dei calendari di prenotazione nei Cup (Centro unico di prenotazione, ndr). Inoltre, negli ultimi anni, le prestazioni sanitarie sono calate di circa 25mila unità: basti pensare, ad esempio, che dalle 159.631 eseguite nel 2018, si passa alle 133.290 del 2022. È questa la fotografia istantanea della sanità pubblica in Abruzzo», afferma D’Amico che rilancia la sfida: «C’è bisogno di un cambio radicale nella gestione delle risorse economiche e di un altro modo di intendere la programmazione». Secondo lei dov’è l’intoppo? «La congestione del sistema delle visite programmate è tra le cause che portano i cittadini a scegliere di curarsi in altre regioni o, ancor peggio, a rinunciare alle cure», dice D’Amico, «non c’è da stupirsi quindi, che il saldo tra mobilità passiva e mobilità attiva in Abruzzo registri cifre che superano i 100 milioni di euro l’anno, con il picco registrato nel 2020 - anno pandemico in cui la mobilità passiva avrebbe addirittura dovuto ridursi - di 100 milioni e 839mila euro. Sono enormi risorse che vengono perse annualmente con cui si potrebbero assumere, una volta sbloccati i tetti per le assunzioni, oltre 900 unità di personale l’anno, tra medici, paramedici e infermieri».
E ancora: «Se questa è la situazione per le visite programmate, non va meglio per l’emergenza urgenza che, a distanza di tempo dalla fine della pandemia e con le migliaia e migliaia di risorse a disposizione per il sistema sanitario pubblico, continua a vedere i pronto soccorso affollati e con personale sottodimensionato. Una cronicità», rimarca il candidato presidente, «che rende il servizio all’utenza estremamente critico e la condizione lavorativa di medici, infermieri e Oss insostenibile».
Qual è secondo D’Amico la soluzione? «Questa situazione, ormai cristallizzata da anni, intendiamo risolverla, sulla strada scelta anche dall’Emilia Romagna, tramite l’attivazione efficace dei Cau (Centri assistenza urgenza) in cui saranno presi in carico e curati i cittadini con problemi urgenti, ma meno gravi, con il fine di far confluire nei pronto soccorso dei grandi ospedali solo i casi più gravi. «La Regione, conclude, «che vede la sanità pubblica tra le sue prime competenze in termini di bilancio, dovrebbe prendersi carico della cura dei cittadini e lo dovrebbe fare con serietà e concretezza, senza cercare facili consensi con soluzioni che vedranno attuazione tra 10, o addirittura 20 anni». (l.c.)
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