Ma dopo il 15 sarà record Arriva la pillola anti-Covid

4 Gennaio 2022

Primi ricoveri con la variante. Albani: «Ma si guarisce in 3/4 giorni d’ospedale» In sole 72 ore gli oltre 135mila test mandano in tilt il sistema di tracciamento

PESCARA. Il picco dei casi della quarta ondata della pandemia – spinta dall’estrema contagiosità della variante Omicron – non è ancora arrivato. Ad affermarlo è Alberto Albani, referente regionale per le emergenze, che teme a metà gennaio un’impennata superiore a quella vertiginosa degli ultimi giorni. A favorirla sarà l’effetto delle festività e il ritorno a scuola degli studenti – fetta meno vaccinata della popolazione – con tutto quello che ne conseguirà.
«Ma a quel punto, oltre al vaccino e ai monoclonali, avremo anche la nuova pillola anti-Covid come arma per ridurre il numero dei ricoveri in ospedale», aggiunge l’esperto. La pillola antivirale “molnupiravir”, prodotta dall’azienda farmaceutica Merck, sarà infatti somministrata ai soggetti più a rischio di conseguenze gravi entro cinque giorni dall’insorgenza dei primi sintomi.
RICOVERI CON OMICRON
Si confida quindi anche nella pillola per frenare la possibile impennata delle ospedalizzazioni che potrebbe seguire quella dei contagi.
«Ci sono già i primi ricoveri dei positivi con la variante Omicron, anche se questa si mostra meno aggressiva della Delta», spiega Albani, «ma gran parte dei pazienti in questa fase resta in ospedale solo tre o quattro giorni. Questo ci fa sperare in un turn-over marcato tra chi entra e chi esce dall’ospedale, che speriamo possa scongiurare o magari rimandare l’entrata in zona gialla dell’Abruzzo e possa farci trovare pronti a reggere l’impennata di casi attesa per la metà di gennaio, quando dovremo fare i conti con l’effetto delle festività e con il ritorno degli studenti a scuola».
IL TRACCIAMENTO IN CRISI
In quattro giorni sono stati 135.463 i test molecolari e antigenici rapidi eseguiti dagli abruzzesi. Sono serviti a scovare 11.828 positivi. Ognuno ha avuto mediamente tra 5 e 10 contatti diretti. Sono numeri enormi. Ecco perché l’altra preoccupazione degli esperti regionali è per il tracciamento dei casi: «Il sistema di tracciamento sta saltando, per questo torno ad appellarmi alla popolazione», rdice Albani, che già nei giorni scorsi aveva lanciato un appello chiedendo a tutti una maggiore attenzione. «In caso di comparsa di sintomi sospetti simil-influenzali, adottare immediatamente comportamenti individuali di distanziamento, mascherine Ffp2, autoisolamento fiduciario, evitando di avere contatti soprattutto con persone fragili e di partecipare ad eventi già prima della conferma diagnostica, informando invece il proprio medico curante», ripete il referente delle emergenze, continuando: «qualora il sospetto fosse confermato, anche solo con un test antigenico in farmacia, è necessario comportarsi immediatamente come caso Covid, con isolamento domiciliare. I contatti del caso positivo, debitamente avvisati devono adottare misure di quarantena fiduciaria, anche prima che la stessa sia disposta ufficialmente dalla Asl, evitando di sottoporsi al test antigenico prima di 5/6 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il positivo».
LA CORSA AL VACCINO
Nel frattempo, sembra in sofferenza anche la macchina organizzata per la campagna vaccinale, messa a dura prova dall’assalto degli hub da parte della popolazione. Il 29 dicembre si è registrato il numero più alto di vaccinazioni in un giorno da quando c’è la terza dose: ben 15.881 somministrazioni, secondo dato più alto di sempre. Poi il rallentamento dovuto alle festività di fine e inizio anno, mentre ieri sono tornate a crearsi file lunghissime in alcuni hub abruzzesi.
Nei giorni scorsi il referente regionale della campagna, Maurizio Brucchi, aveva lanciato il suo appello a evitare di presentarsi senza appuntamento: «Voglio invitare tutti i cittadini a prenotarsi. Abbiamo a disposizione quasi 100mila posti ancora liberi per vaccinarsi negli hub fino a fine gennaio. La gente purtroppo si è riversata negli hub senza prenotazione e questo non va bene perché si creano file e stress per le persone, ma soprattutto lavorano male gli operatori sanitari. La possibilità di vaccinarsi c’è e non deve esserci questa corsa alla terza dose». (l.t.)
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