Ma gli ospedali sono pieni L’esperto: calo tra 10 giorni

26 Gennaio 2022

Il tasso di occupazione dei posti letto è ancora oltre le soglie da zona arancione Il primario Grimaldi: «I pazienti più gravi sono quelli senza copertura vaccinale» 

PESCARA. Alla frenata dei contagi ancora non corrisponde un alleggerimento della pressione ospedaliera. «I reparti sono ancora saturi, bisognerà attendere almeno dieci giorni per vedere un effetto della frenata dei contagi nel numero dei pazienti ricoverati, sempre che la discesa progressiva continuerà», dice Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale dell’Aquila, che torna a lanciare un appello a chi non è protetto – «I pazienti più gravi in ospedale sono prevalentemente non vaccinati» – e segnala un possibile colpo di coda della variante Delta: «Molti dei ricoverati potrebbero aver contratto la variante Delta, più aggressiva della Omicron nei confronti dei polmoni».
Ieri in regione è cresciuto ancora di una unità il numero dei pazienti in terapia intensiva ed è calato di due quello dei ricoverati in area medica: i tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sono ancora oltre la soglia della zona arancione. Questo è il colore in cui l’Abruzzo si trova da lunedì, con le sue restrizioni per i non vaccinati negli spostamenti fuori dal proprio comune e nell’accesso ai negozi di prodotti non essenziali dei centri commerciali. Il numero dei pazienti in area medica è infatti di 417, che vale il 31,5% di occupazione (la soglia da arancione è al 30%), mentre quelli in rianimazione sono 37, cioè il 20,4% dei posti letto (la soglia è al 20%).
Il bollettino regionale di ieri parla anche di sette nuove vittime, che portano il tragico conto a 2.765 dall’inizio della pandemia: si tratta di un 53enne di Roseto degli Abruzzi, un 78enne di Spoltore, un 82enne di Campli, una 84 dell’Aquila e una 89enne di Celano. Altri due decessi risalgono ai giorni scorsi e non erano stati ancora conteggiati.
GLI OSPEDALI PIENI
E LE CONTROMISURE
«Gli ospedali sono ancora alla saturazione e i pazienti più gravi sono prevalentemente non vaccinati», spiega il primario aquilano Grimaldi, «quelli con difficoltà respiratoria ma senza gravi complicanze cerchiamo di tenerli a casa e assisterli. Molti di loro vengono trattati con gli anticorpi monoclonali e i farmaci antivirali per ridurre le possibilità di complicanze e l’ospedalizzazione». Proprio sugli antivirali, al cui armamentario nei giorni scorsi si è aggiunta la pillola dell’azienda Merck: «Invitiamo medici di famiglia e Usca a prendere in considerazione anche questi farmaci. Sembrano efficaci. Ma serve una diagnosi precoce sulle persone a rischio».
IL COLPO DI CODA
DELLA DELTA
«La Omicron ha conquistato la prevalenza nei contagi, ma tra i pazienti in ospedale sospettiamo che ci siano ancora casi di Delta, perché vediamo tante polmoniti», dice il primario Grimaldi, ricordando che «Omicron, a differenza di Delta, sembra avere più difficoltà ad attaccare i polmoni, producendo i suoi effetti – con meno aggressività – sulle alte vie respiratorie. Qualcuno può essersi contagiato quando Omicron non era ancora prevalente: i pazienti con polmonite restano in ospedale circa e due settimane, quelli in condizioni più gravi più a lungo. Noi trattiamo comunque tutti in base al loro stato clinico, non avendo dati stabili e immediati sulla variante dei tamponi dei pazienti».
L’APPELLO AI NO VAX
E IL FUTURO DELLA PANDEMIA
«La campagna di vaccinazione può aiutare ancora la pressione ospedaliera ad alleggerirsi, riducendo la circolazione del virus e limitando le complicanze in caso di contagio, evitando così nuovi ingressi nelle strutture sanitarie», continua il primario con un appello, «bisogna quindi innanzitutto continuare a vaccinarsi. Oggi abbiamo molti meno decessi rispetto ad altre ondate e questo è grazie alla protezione che il vaccino ha offerto a gran parte della popolazione, insieme alle cure precoci e alla maggiore conoscenza e attenzione». Poi sul futuro della pandemia: «Dobbiamo sperare che la Omicron favorisca, insieme al vaccino, un’immunità diffusa in grado di frenare il virus. E che non arrivi un’altra variante ugualmente o più contagiosa che sia anche più aggressiva verso i polmoni». (l.t.)