Ma la politica si spacca sul nome di Marsilio

Approvato in consiglio solo il documento del centrodestra che esclude il governatore-commissario
L’AQUILA. Ma la politica si spacca e approva un documento da portare a Roma non condiviso. Da una parte il centrosinistra allargato che chiede la nomina di Marsilio come commissario straordinario. Dall’altra il centrodestra che si approva il proprio ordine del giorno con cui esclude che il commissario sia Marsilio e introduce la possibilità ad una sorta di deroga alle norme ambientali che impongono una distanza di 200 metri tra la falda acquifera, l’autostrada e i laboratori del Gran Sasso. C’è però anche una terza posizione, quella del M5S che ritiene questi argomenti superati dalla decisione già presa da Toninelli sulla nomina del commissario e lo stanziamento dei fondi, oltre 170 milioni di euro. Così il consiglio regionale straordinario finisce in modo opposto rispetto alle vicine Marche, dove un analogo documento che scongiuri la chiusura del traforo è stato approvato all’unanimità e in modo trasversale. Ma andiamo per ordine. Dopo il via al consiglio dato dal presidente, Lorenzo Sospiri, il primo a intervenire è stato Giovanni Legnini che ha invocato un documento «condiviso, forte e unanime», sottolineandone i due temi principali: la certezza delle risorse pari a 172 milioni da attingere dal bilancio dello Stato e la nomina di «un commissario vero per la progettazione e l’esecuzione dei lavori senza deroghe alle norme ambientali». E ha poi sottolineato che i problemi del Gran Sasso «sono stati per troppi anni relegati in un cono d’ombra». Ma subito dopo gli ha fatto da contraltare il vicepresidente, Emanuele Imprudente, promotore delle iniziative della maggioranza, in particolare della delibera di giunta richiamata totalmente nel documento approvato ieri con i soli voti del centrodestra che sollecita il governo «sull’accertamento delle condizioni di emergenza», chiede la nomina del Commissario straordinario, «un adeguato stanziamento di risorse», ogni misura «atta a scongiurare la chiusura della galleria» e infine «una normativa ad hoc a proposito dell’applicabilità della legge che tutela l’ambiente da ogni forma di inquinamento».
Premesso questo, il vicepresidente leghista ha teso una mano all’opposizione invitandola a votare un documento unico. Ma al leghista ha replicato Dino Pepe (Pd) che, dopo aver invocato «una soluzione che allontani le sostanze pericolose dall’acqua bevuta da 700.000 abruzzesi», ha invitato Marsilio a proporsi come commissario. Proposta subito bocciata dal capogruppo della Lega, Pietro Quaresimale, che si è scagliato anche contro Strada dei parchi per l’annunciata chiusura del traforo. In una sorta di ping-pong politico è toccato poi a Chicco di Benedetto affermare che il traforo «è stato finora usato come espediente per rivedere l’atto concessorio». Un’accusa rivolta al governo Lega-5 Stelle. E a seguire sono intervenuti il pentastellato Marco Cipolletti, il consigliere di centrosinistra Mariani, molto polemico su quanto fino a quel momento era stato detto e fermamente convinto della necessità di nominare Marsilio, ma a sua volta subito dopo stoppato da Roberto Santangelo che, seguendo la linea tracciata dalla maggioranza, gli ha risposto che il commissario dev’essere nazionale perché «lo Stato deve metterci la faccia». A Emiliano Di Matteo ha fatto poi seguito l’intervento di Sara Marcozzi che ha annunciato il voto di astensione dei 5 Stelle perché, in sintesi, tutti i problemi sono già stati superati, come ha assicurato il sottosegretario Gianluca Vacca, a proposito della certezza della nomina del commissario e dell’emendamento al decreto Sblocca cantieri che permetterà di trovare i fondi. Ha chiuso la tornata, prima del voto, il governatore Marsilio che dopo aver rivelato di aver parlato sia con Conte che con Toninelli, si è elegantemente defilato dalla possibilità di essere nominato commissario. E lo ha fatto dicendo testualmente: «non mi sottraggo a priori ma spetta al governo deciderlo». Ma si è infine rivelato inutile l’appello di Sospiri a votare un documento congiunto. Un appello su cui Legnini ha posto la pregiudiziale di riconoscere la disponibilità del governatore al ruolo di commissario, una disponibilità che non c’è stata e che lo ha spinto a dire: «Maggioranza pigra, ha perso un’occasione». Così si è consumato l’ultimo atto: la spaccatura con il documento del centrodestra approvato con 18 sì e le astensioni di centrosinistra e M5S e il documento del centrosinistra che ha ottenuto solo i 6 voti di quest’ultima con le astensioni di centrodestra e 5 Stelle. Il sipario si è chiuso con l’immagine di due striscioni di protesta esposti da un gruppo di ambientalisti presenti in aula insieme ai sindaci di Pescara, Teramo e L’Aquila e ai presidenti di Provincia pescarese e teramana. Striscioni contro la paventata deroga alla norma che impone quella distanza di 200 metri tra l’acqua, le sostanze utilizzate nei laboratori di fisica nucleare e le condotte di raccolta che appartengono al tracciato dell’A 24. (l.c.)
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