Ma le ecomafie avanzano anche in Abruzzo

Il dossier di Legambiente: scoperti in un anno 1.235 reati. Il Pescarese è al primo posto in regione
PESCARA. Crescono del 3,4% i reati ambientali in Abruzzo. La regione, secondo l'ultimo rapporto di Legambiente "Ecomafia 2024. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia", è al 13esimo posto nella classifica sulle eco-mafie e fa segnare un numero crescente di illeciti penali.
Nel 2023, in Abruzzo, sono stati scoperti 1.235 reati ambientali; 1.291 le persone denunciate e 189 i sequestri. Dati nel complesso preoccupanti. Nel 2023 i reati, in Italia, sono saliti a 35.487, un +15,6% rispetto al 2022 con una media di 97,2 reati al giorno, ovvero 4 ogni ora. In Abruzzo la provincia con il più alto numero di reati è quella pescarese, che si collocala al 19esimo posto nella graduatoria nazionale, seguita dal Chietino al 29esimo posto. L'Aquila occupa la 50esima posizione, chiude Teramo al 64esimo posto. A livello nazionale il mercato legato alla criminalità ambientale ha fruttato, nel 2023, ben 8,8 miliardi di euro. I settori di maggiore interesse sono il ciclo illegale del cemento aumentato del 6,5%, che si conferma sempre al primo posto tra i reati ambientali, ma a preoccupare è, soprattutto, l’impennata degli illeciti penali nel ciclo dei rifiuti, ( + 66,1%) che salgono al secondo posto. Al terzo posto con 6.581 reati la filiera degli illeciti contro gli animali, seguita dagli incendi dolosi con 3.691 illeciti. Crescono anche i numeri dell’aggressione al patrimonio culturale con 642 furti di opere d’arte, +58,9% rispetto al 2022, e degli illeciti nelle filiere agroalimentari, a cominciare dal caporalato.
Sono, inoltre, 378 i clan mafiosi censiti. «Il Rapporto Ecomafia», dichiara Gianluca Casciato, vicepresidente di Legambiente Abruzzo, «è diventato sempre più un’opera omnia per analizzare i fenomeni criminali legati al business ambientale. Dall’analisi, emerge però che c’è ancora molto da fare nel nostro Paese, dove continuano a mancare norme importanti, come quelle che dovrebbero semplificare gli abbattimenti degli ecomostri».
«In Abruzzo abbiamo una crescita dei reati del 3,4%», sottolinea Giuseppe Di Marco, amministratore di Legambiente Abruzzo, « e una situazione critica anche sul ciclo dei rifiuti, nonostante gli investimenti in atto volti a garantire la corretta filiera sull’economia circolare». (m.p.)
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