Ma molti genitori terranno i figli a casa

Il rientro in classe divide le famiglie dei bimbi di elementari e infanzia, tra paura e voglia di normalità
PESCARA. Sono contrastanti i pareri dei genitori in merito alla decisione del sindaco Carlo Masci di non prorogare l'ordinanza di sospensione della didattica in presenza per le scuole di ogni ordine e grado. Da mercoledì, se il comitato tecnico scientifico confermerà quanto riferito ieri in Prefettura, gli alunni dell'infanzia, della primaria e delle prime medie dovrebbero rientrare in aula. Restano sicuramente in dad gli studenti delle seconde e terze medie e delle superiori, come previsto in zona rossa. E molti genitori, se la decisione venisse confermata, valutano di lasciare i figli a casa. Almeno per qualche giorno. È il caso di Alessandro Tornincasa, papà di una bimba della V B della Illuminati, classe in cui si è creato un focolaio con 7 positivi su 18 alunni. Nei giorni scorsi insieme ad altri genitori, Tornincasa aveva richiesto ufficialmente una direttiva che desse alle famiglie la possibilità di scegliere tra didattica in presenza e a distanza. Una modalità mista per andare incontro alle preoccupazioni dei genitori e alle esigenze organizzative. Sulla richiesta si è discusso venerdì durante un consiglio d'istituto dal quale è emersa disponibilità a considerare l'opzione. Sarà ora la dirigente a valutarne la fattibilità. Ma intanto, Tornincasa non ha dubbi. «Fino al 22 almeno non manderei mia figlia in classe. Se non cambia qualcosa da un punto di vista organizzativo, con obbligo di tamponi a tutti non mi sento tranquillo. Le mascherine chirurgiche che sono state distribuite non sono efficaci con le varianti». Parere condiviso anche da un’altra mamma della stessa classe. «Sono molto preoccupata. Dalle notizie che si sono susseguite, questa variante colpisce proprio la fascia tra i 3 e i 12 anni e mi rimane davvero difficile comprendere una eventuale riapertura. Siamo in zona rossa, è il momento di stringere la cinghia e dobbiamo farlo tutti. Il diritto alla salute deve venire prima di quello all’istruzione. In caso di rientro, per la prima settimana lascerei mio figlio a casa». Sulla medesima lunghezza d'onda anche Adriana. «Mio figlio si è contagiato a scuola ed è da un mese che non posso abbracciarlo. Le varianti non escludono la possibilità di un nuovo contagio. Non posso rischiare che tutto questo incubo si ripeta». Un’altra mamma si dice sconcertata. «Questa ondata si è alimentata proprio nelle scuole. Devono darci la possibilità di scelta introducendo la didattica mista». «Non mi sento tranquilla, per questo non farei tornare a scuola mio figlio almeno fino a che non usciremo dalla zona rossa», conferma Marilena, mamma di un bimbo di prima elementare. «Ritengo che un rientro ora sarebbe prematuro, anche alla luce dei numeri di contagi che continuano a essere altissimi». Di tutto altro parere Marco, papà di due bimbi che frequentano la prima elementare e la scuola dell'infanzia. «Attendiamo con ansia la riapertura delle scuole. È vero che la dad è uno strumento valido, ma credo che si creino delle lacune difficili da colmare. Il nostro parere dipende anche dal fatto di aver avuto la fortuna di non aver vissuto casi positivi nella scuola dei nostri figli». Vale lo stesso per Natalia, mamma di una bimba che frequenta una quinta. «Per le elementari la didattica a distanza non è fattibile. Si rimane fermi, per cui ritengo necessario il ritorno in aula. A scuola si rispettano perfettamente le regole quindi mi sento sicura». Con due figli che stanno uscendo ora dalla quarantena, Sara accoglie favorevolmente un possibile rientro, «anche perché essendo stati già contagiati, per il momento sono coperti. Credo però che sarebbe opportuno attendere gli esiti degli screening in corso, per monitorare meglio la situazione, visto che gran parte dei focolai si sono sviluppati proprio dalle scuole».

