Ma neanche il dramma ferma la protesta dei precari Asl

L’AQUILA. Neanche la morte improvvisa di Roberto Fagnano ferma la protesta dei lavoratori precari della sanità pubblica. Ieri mattina, davanti alla sede del Consiglio regionale dell’Aquila, hanno...
L’AQUILA. Neanche la morte improvvisa di Roberto Fagnano ferma la protesta dei lavoratori precari della sanità pubblica. Ieri mattina, davanti alla sede del Consiglio regionale dell’Aquila, hanno manifestato infermieri, operatori socio-sanitari, personale del Cup e del 118 della Asl Lanciano Vasto Chieti. Il motivo? Il 31 dicembre è previsto il termine della maggior parte degli appalti dei servizi pubblici ospedalieri della provincia teatina, ma ai precari della sanità non è ancora dato sapere quale sarà il loro futuro.
«Parliamo di uomini e donne che, da più di vent’anni, tengono in piedi la sanità regionale», dice Luigi Iasci dell’Usb, l’unione sindacale di base. «Eppure continuano ad essere lavoratori privati perché sono dipendenti delle ditte a cui sono stati affidati i servizi in appalto. Ora è arrivato il momento di dire basta dopo anni in cui sono stati sottopagati, con orari di lavoro al di sotto dei part-time al 50 percento. Adesso chiediamo che siano finalmente internalizzati e che i servizi tornino completamente in mano alle Asl, in modo tale che possano beneficiare di un processo di stabilizzazione e che venga riconosciuta la loro anzianità di servizio». Una delegazione è stata ricevuta dalla conferenza dei capigruppo, mentre è saltato l’incontro con l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì per la morte di Fagnano.
«Il problema dei precari è una bomba pronta ad esplodere», insiste l’Usb, «che porterà con sé conseguenze disastrose per i lavoratori, per l’utenza degli ospedali e per l’intero territorio. Un intervento trasparente e tempestivo di Asl e Regione non può essere più rinviato». Per il sindacato, questi precari «vivono da anni una condizione lavorativa assurda, a partire dal fatto di trovarsi a dover garantire un servizio pubblico essenziale, assunti con aziende e cooperative private. La gestione delle esternalizzazioni, nel complesso, oltre a determinare uno spreco di risorse pubbliche, negli anni non ha portato altro che un peggioramento della qualità delle cure nel territorio e dell’organizzazione del lavoro all’interno dei presidi ospedalieri, generando nello stesso luogo di lavoro dipendenti pubblici di “serie A” e dipendenti privati di “serie B”».
E ieri mattina, dopo la tragedia che ha colpito la sanità abruzzese, è stato rinviata anche la seduta di Consiglio regionale in cui si sarebbe affrontato il caso dell’appalto in scadenza da 52 milioni di euro per i Centri unici di prenotazione delle Asl abruzzesi. Verrà dunque discussa il prossimo 5 novembre, a partire dalle 11, l’interpellanza del consigliere del Pd Antonio Blasioli sulla garanzia per il futuro di decine di lavoratori dei Cup. Gli stessi che, ieri mattina, hanno chiesto una risposta della Regione manifestando con megafoni e bandiere davanti al palazzo dell’Emiciclo. (g.let.)
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