«Ma Nerino non ha fatto niente»

Roberto Martelli: non aveva nulla da nascondere, un ragazzo d’oro
PESCARA. «Alessandro? Lo conoscevi da un’ora e diventava tuo amico. Un ragazzo d’oro. Non c’era nessun motivo perché meritasse una cosa così». Roberto Martelli è una delle “cattive compagnie” di Alessandro Neri di cui si è tanto parlato in questi giorni. Diversi precedenti per i quali nei giorni scorsi si è visto accostare sulla stampa alle indagini per l’omicidio di “Nerino” «in maniera del tutto gratuita» dice. «Le mie condanne le ho sempre pagate, ma perché accostarmi a un omicidio? Non l’hanno fatto i carabinieri, perché devono farlo i giornali?». Per questo, abituato a tenere sempre e comunque un profilo basso per la sua storia e per le sue vicissitudini giudiziarie, Martelli stavolta accetta di parlare di sè e della sua amicizia con Alessandro Neri. E affiancato dal suo legale, l’avvocato Marco Di Giulio, risponde alle domande del Centro.
Martelli, quando ha conosciuto Alessandro?
Un annetto fa tramite mio cugino. Mi ricordo che la prima volta che me l’hanno presentato ha preso in braccio mio figlio. Lo conosceva già, perché l’aveva visto al mare dove il bambino andava con mio cugino.
Che impressione le fece?
Un ragazzo d’oro. Educato. Mi ricordo che rimase sulla porta, neanche voleva entrare.
E poi quando lo vedeva?
Lo vedevo in giro ogni 5-6 mesi. Ma di rado.
L’ultima volta?
Prima di Natale.
Lei come ha saputo dell’omicidio?
Stavo in macchina vicino al carcere, e già si diceva che l’ultimo input del telefono lo dava a San Silvestro. All’incrocio ho visto una pattuglia salire sopra a Colle Renazzo, ho chiamato subito mio cugino che era già là in lacrime, ho fatto il giro, c’era un vigile che non faceva passare. Ha detto che avevano trovato un ragazzo morto. Ma è lui, gli ho chiesto. Probabilmente sì mi ha risposto. A quel punto ho lasciato la macchina e ho fatto un chilometro a piedi per arrivare fin là.
Lei viene dalla strada, che idea si è fatto? Che cosa può aver fatto Alessandro?
Conoscendo Nerino, sicuramente non ha fatto niente.
Acquistava online stock di merce e poi la rivendeva. Può essere che qualcuno si sia sentito ingannato?
Alessandro non dava fregature. L’unica fregatura l’ha data a me, mi aveva promesso un litro d’olio e non me l’ha mai dato. Impossibile che abbia dato fregature a qualcuno. Era un bravo ragazzo. E poi si sapeva muovere nei diversi ambienti che frequentava. Per quello che lo conoscevo, non vedo Nerino che si mette in situazioni sbagliate. Un cuore buono. Sicuramente, lui non ha fatto niente per meritare la morte.
Invece è stato ucciso.
Vorrei solo capire perché. Nerino non aveva nulla da nascondere. Aveva amici di tutti i tipi, anche pregiudicati. Ma proprio perché non aveva nulla da nascondere non aveva timore di farsi vedere in giro con qualcuno così.
Si arriverà alla verità?
Sicuramente i carabinieri faranno il loro dovere.
L’hanno chiamata come testimone?
No, anche se qualche giornale mi ha dipinto come un sospettato. Questo mi ha ferito soprattutto perché ne ho dovuto dare conto a mio figlio, che voleva bene a Nerino, l’ho portato anche al funerale. Già era stata dura dovergli dire quello che era successo. E poi così si fa solo confusione. Ai danni della verità. (s.d.l.)

