Ma per la legge urbanistica c’è il no dei professionisti

29 Novembre 2023

Architetti, ingegneri, Wwf e Italia Nostra criticano la nuova norma della Regione «Tra premi di superficie e passaggi poco chiari rischia di non essere applicata»

L’AQUILA. Hanno atteso sette giorni prima di emettere il loro verdetto negativo sulla nuova legge Urbanistica di cui, dopo 40 anni, si è dotata la Regione Abruzzo. Ma il parere dei professionisti del settore, cui si aggiungono ambientalisti e cultori dei beni storici e architettonici, è ampiamente negativo. I criteri della perimetrazione delle aree urbanizzate, entro le quali si dovrà raggiungere nel 2050 il consumo zero del suolo, e le difficoltà con cui la nuova norma si calerà nei Comuni, chiamati ad adottare i Puc, finiscono nel mirino di architetti, ingegneri, Wwf e Italia Nostra. E non solo questo.
Anche «la modalità scelta dalla Regione per l’approvazione della nuova Legge Urbanistica sul governo del territorio, applicando la tagliola e quindi eliminando tutti gli emendamenti anche se utili e collaborativi, ben sintetizza le implicazioni e gli effetti destinati a scaturire dal provvedimento».
Lo scrivono in una nota le sezioni regionali dell’Istituto nazionale di urbanistica (l’Inu Abruzzo e Molise, presieduto da Donato Di Ludovico, professore associato di Urbanistica all’Università degli Studi dell’Aquila), di Italia Nostra e del Wwf con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Teramo.
Le organizzazioni e le associazioni ricordano che il 21 novembre scorso il Consiglio regionale abruzzese ha approvato la nuova Legge Urbanistica, mandando in pensione la Legge regionale numero 18 del 1983 “Norme per la conservazione, tutela, trasformazione del territorio della Regione Abruzzo”. Ma il percorso di elaborazione – affermano – è stato caratterizzato da un rapido ciclo di eventi di presentazione e dalla scarsa disponibilità ad accettare le proposte migliorative avanzate dai portatori di interessi.
Quindi la prima censura sarebbe la mancata considerazione, da parte della politica, dei veri addetti ai lavori. «Purtroppo», sottolineano, « il testo approvato dal Consiglio regionale continua a mostrare le incertezze, le confusioni e i limiti che l’Inu Abruzzo e le altre associazioni e organizzazioni hanno rilevato già nell’ambito delle audizioni di qualche mese fa nella Commissione regionale Territorio. A fronte della dichiarazione iniziale, totalmente condivisibile, di orientare la legge al consumo di suolo a saldo zero», aggiungono, «rimangono oscuri alcuni dispositivi urbanistici fondamentali per la sua applicazione». Quali sono?
Il primo punto è il cosiddetto “saldo zero”: ciò che sorge da una parte dev’essere tolto dall’altra. «Ci riferiamo in primo luogo alla perimetrazione del territorio urbanizzato», spiegano, «da predisporre entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge secondo criteri in parte interpretabili. Si tratta dell’elemento più importante della Legge Urbanistica», dicono gli esperti del settore, «poiché al di fuori di esso è consentito consumo di suolo entro il limite massimo del 4% della sua superficie complessiva, a condizione che siano eseguiti interventi di desigillazione e/o di retrocessione di aree di pari misura all’interno del medesimo territorio urbanizzato. Questa ultima condizione renderà la definizione del perimetro del territorio urbanizzato un percorso denso di ambiguità e in alcuni casi, in cui è forte la pressione insediativa, difficilmente percorribile».
Ma ci sono anche altri i punti deboli: «Ad esempio l’incertezza su cosa si intenda con desigillazione nell’ambito del contenimento del consumo di suolo e come tale procedura vada trattata; il generoso e sperequato sistema di incentivi urbanistici finalizzati alla rigenerazione urbana che può dare luogo ad atteggiamenti speculativi e pertanto pericolosi contrapponendosi alla disciplina dei piani approvati (in alcuni casi, infatti, il premio di superficie può persino arrivare all’85%, ndr); la confusione tra standard urbanistici e dotazioni territoriali; i tempi previsti per la predisposizione dei nuovi strumenti, che sebbene siano stati prolungati risulteranno sicuramente insufficienti, come ci insegna l’esperienza di altre regioni (vedi Emilia-Romagna); l’obbligo di approvare i Piani urbanistici comunali (i Puc) entro quarantotto mesi dall’approvazione della Legge Urbanistica, a fronte di una pianificazione regionale e provinciale vetusta e con la quale ci si dovrebbe coordinare. E infine l’incertezza della disciplina vigente nella fase di prima applicazione della legge». Ma indietro non si può tornare. (l.c.)