Madre di due figli disperata «Non posso pagare l’affitto»

30 Maggio 2017

La donna ha 45 anni ed è disoccupata dal 2015: «Adesso rischio lo sfratto Sono disposta a svolgere ogni tipo di lavoro. Con noi c’è anche un cane disabile»

MONTESILVANO. «Questo è stato l'ultimo mese che ho potuto pagare l'affitto, perché finora ho percepito la disoccupazione. Penso che al massimo entro tre, quattro mesi sarò a rischio di sfratto e con me i miei due miei figli di 21 e 14 anni e i due cagnolini di casa, di cui uno gravemente disabile. Ho inviato e portato tremila curriculum, mi sono candidata a qualsiasi lavoro, anche il più umile, ma non ho mai avuto una chiamata».
Non sa più a chi rivolgersi e a quali porte bussare per chiedere aiuto Cristina Trabucco, di Montesilvano, 45 anni con oltre 20 di lavoro alle spalle. In questi tempi di crisi senza fine, la storia di Cristina è una storia di disperazione per un lavoro che c’è stato per anni, fino al 2015, quando l’azienda per la quale lavorava ha chiuso. Cristina aveva 43 anni e da quel momento la sua vita è cambiata. Nelle sue giornate è piombata come un macigno la disoccupazione, che ha sgretolato la serenità della casa e le certezze di riuscire ad assicurare un presente e un futuro dignitoso alla famiglia.
Con l’assegno di disoccupazione di 870 euro al mese lei e i suoi figli sono riusciti a mettere insieme il pranzo con la cena, seppur a fatica, risparmiando su tutto, facendo la spesa con quel che restava dopo aver pagato 570 euro d’affitto. Grazie alle collette promosse su Facebook, con piccole donazioni volontarie, tanti amici, virtuali e non, hanno contribuito a pagare le costose spese per le cure di Unico, uno dei due quattro zampe di casa Trabucco, adottato due anni fa, un cagnolino con le zampette paralizzate, al quale una banda di balordi criminali aveva spezzato la schiena a bastonate su una spiaggia in Calabria. Adesso che l’assegno di disoccupazione non arriva più, anche Unico rischia di andare a vivere in una macchina, perché la sua mamma umana Cristina non può più permettersi una casa. «L’anno scorso per tre mesi ho lavorato l’estate», racconta Cristina. «Sabato e domenica scorsi sono andata a fare 16 ore di lavoro gratuito come prova in uno stabilimento balneare, ma senza avere riscontro positivo. Mi sono rivolta al Comune, ma mi hanno detto che non posso fare domanda per una casa popolare perché il bando è chiuso, non se ne parla per il momento. Sono sola con due figli a carico, il grande disoccupato, la seconda minorenne. In Comune mi hanno detto chiaramente che anche avendo un Isee bassissimo, loro più che pagare una bolletta una tantum non possono fare. Che poi, se non ho più un tetto chissà che energia o gas vorranno pagarmi, quello di una macchina?». In Croce Rossa a Cristina e alla sua famiglia hanno dato un pacco alimentare, ma che può bastare al massimo per alcuni giorni. «Questo è l’unico aiuto che ho avuto. Ho cresciuto due figli da sola, ho sempre lavorato e pagato le tasse per anni! Mi ritroverò per strada con due figli , due cani, compreso il povero Unico disabile. Se potete aiutatemi, cerco solo un umile lavoro, uno qualsiasi purché serio, sono disposta a trasferirmi».