Maestra assolta, il giudice: la classe era intemperante

3 Novembre 2022

PESCARA. Circa un mese fa il gup di Pescara, Antonella Di Carlo, ha mandato assolta con la formula piena, perché il fatto non sussiste, una insegnate dell’Istituto comprensivo Pescara 1, E.C., 66...

PESCARA. Circa un mese fa il gup di Pescara, Antonella Di Carlo, ha mandato assolta con la formula piena, perché il fatto non sussiste, una insegnate dell’Istituto comprensivo Pescara 1, E.C., 66 anni, dal reato di maltrattamenti nei confronti dei suoi alunni.
Oggi, nelle motivazioni, il giudice spiega il perché di quella decisione che in un primo momento aveva lasciato perplesse le numerose parti offese che avevano avviato una sorta di sollevazione popolare contro quella insegnante (tanto da diventare ben 26), colpevole di «comportamenti oltraggiosi e sconsiderati nei confronti dei loro figli», come aveva sottolineato anche la rappresentante di classe, una delle tante ascoltate nella fase istruttoria dai carabinieri, ma anche la dirigente dell'istituto che per prima aveva presentato un esposto ai militari dopo aver ricevuto una dettagliata segnalazione da parte del legale di una coppia di genitori.
Per il giudice, che nella sua sentenza ripercorre tutte le fasi del procedimento, analizzando ogni singola lamentale da parte dei genitori dei ragazzi, peraltro di classi e di età diverse, il reato di maltrattamenti non si configura giuridicamente. «Non può trascurarsi», esordisce il gup, «nell’ottica della genuinità della prova, che le fonti orali sono costituite dai genitori di alcuni alunni e da alcune insegnanti e non anche dagli alunni vittime di condotte inappropriate contestate all’imputata, posto che le loro dichiarazioni verbalizzate alla dirigente scolastica, prestano il fianco alla suggestionalità per il contesto in cui sono maturate e al reciproco condizionamento per l’assunzione di massa». Fra le frasi incriminate e riportate nel capo di imputazione c'erano anche: «Sei un'handicappata; sei stupida; hai la voce di una gallina; mi fai vomitare; guardati quanto sei grasso; cicciona; siete delle nullità, valete meno di zero; dì a tua madre che invece di guardare “Il grande fratello” deve insegnarti l'educazione, e altre frasi del genere. «Non si ritiene», scrive il giudice, «la materialità del delitto di maltrattamenti perché la condotta dell’insegnante non è stata sistematica e non ha prodotto prostrazione e soggiogamento in coloro nei confronti dei quali è stata diretta».
In sentenza si evidenziano poi anche le innumerevoli annotazioni delle varie insegnanti nei confronti delle intemperanze degli alunni, «deducendosene che il clima in classe non fosse dei più propizi all’insegnamento». «Non è stato accertato da parte dell’imputata l’uso di un linguaggio non appropriato nei termini e nei modi assurto al rango di violenza verbale... fatti episodici quali quelli descritti, pur lesivi dei diritti fondamentali della persona, ma non riconducibili nell’ambito della descritta cornice unitaria, perché traggono origine da situazioni particolari e sono manifestazioni di un atteggiamento di contingente aggressività, non integrano il delitto di maltrattamenti, conservando eventualmente la propria autonomia come delitti contro la persona».