Maestra condannata per maltrattamenti

Inflitti due anni di reclusione e di interdizione dall’attività. Furono i compagni a denunciare le vessazioni in una lettera
MONTESILVANO. Due anni di reclusione (pena sospesa), due anni di interdizione dall'attività di insegnante e risarcimento danni per la parte offesa costituita. E' questa la sentenza emessa dal giudice monocratico nei confronti di una insegnante di sostegno della scuola media Ignazio Silone di Montesilvano, L.P., che era finita sotto inchiesta per i maltrattamenti su di un suo allievo affetto da un grave e complesso ritardo neuromotorio e quindi incapace di far fronte alle proprie esigenze primarie. Il pm Anna Benigni, che istruì il processo, ottenne a suo tempo anche la misura cautelare della sospensione per un anno dall'attività didattica dell'insegnante. La denuncia partì dalla madre del ragazzo che aveva notato comportamenti strani da parte del figlio. Si era rivolta anche alla rappresentante di classe che a sua volta prese l'impegno di approfondire la vicenda e lo fece sentendo anche alcuni compagni di classe del disabile.
L’ISPETTORE DEL MINISTERO Una situazione che era stata posta anche all'attenzione dei vertici della scuola che, oltre a parlare con i genitori del ragazzo, che all'epoca dei fatti (2016) aveva 12 anni, fecero intervenire anche un ispettore del ministero della Pubblica istruzione. E nel processo, la famiglia che si è costituita parte civile attraverso il proprio legale di fiducia, l'avvocato Andrea Lacioppa, ha chiamato in causa l'Avvocatura dello Stato in qualità di responsabile civile. E il giudice monocratico Fortieri ha condannato l'imputata (difesa dall'avvocato Gabriello Vigliotti) al risarcimento del danno che verrà quantificato in sede civile, disponendo una provvisionale di 5.000 euro.
Una bruttissima storia che si protraeva già da troppo tempo e che aveva provocato anche l'indignazione di alcuni insegnanti e degli stessi compagni di classe del disabile. Circostanze che vennero riportate anche nella richiesta di misura cautelare dal magistrato che evidenziò come i compagni avessero mostrato molto più acume e senso di responsabilità davanti ai comportamenti di quella insegnante, «evidentemente toccati nella sensibilità dal ripetersi di quelle condotte ingiustamente vessatorie».
LA LETTERA DEI RAGAZZI Molti dei ragazzi erano arrivati anche a scrivere una lettera alla rappresentante di classe per chiedere un intervento a tutela del loro compagno. «I bambini», scriveva ancora il pm, «testimoniando un senso del dovere e di solidarietà nei confronti di un coetaneo così già duramente provato dalla vita, hanno riferito come l'insegnante non si curasse delle esigenze del compagno, omettendo di somministrargli la merenda durante la ricreazione o addirittura imponendo alla giovane vittima di mangiare fuori orario; riprendendolo quando non collaborava nelle attività didattiche con percosse sul braccio o sulla schiena, tirandolo per i capelli per uscire dalla classe. Arrivando persino ad allontanare i compagni di classe che si avvicinavano a lui, paventando loro il rischio di essere contagiati da non meglio precisate malattie delle quali il disabile sarebbe stato portatore».
SLACCIAVA LE SCARPE E l'imputata avrebbe fatto tutto questo sapendo che il ragazzo era stato affidato alle sue cure di insegnante di sostegno proprio perché non era in grado di parlare, ma solo sillabare, e aveva bisogno di assistenza continua per ogni esigenza primaria. L'imputata, stando al capo di imputazione, sarebbe anche arrivata, per punirlo, a slacciargli in continuazione le scarpe, sapendo che in quel modo il ragazzo si bloccava e non riusciva a muoversi. Insomma una vita di inferno per quel povero alunno che invece avrebbe dovuto ricevere il doppio delle attenzioni soprattutto dall'insegnante di sostegno che gli doveva stare più vicino.
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