Maestri di danza in strada: «Scuole chiuse, un errore»

2 Novembre 2020

Stamattina alle 10,30 il presidio in piazza Italia del mondo del ballo e dello sport L’insegnante: «Una mazzata per i bimbi che hanno rispettato regole e distanze»

PESCARA. Ballerini, insegnanti di ballo, dipendenti e titolari delle scuole e delle accademie di danza, ma anche rappresentanti delle palestre, operatori culturali e sportivi e titolari dei negozi che vendono articoli collegati a queste discipline. Un centinaio, tutti insieme, ognuno indossando un body, un tutù, delle scarpe da ballo o, semplicemente, portando con sé un oggetto che li rappresenta, si raduneranno stamattina alle 10,30 a piazza Italia per una manifestazione che si prevede «statica e pacifica».
Dopo ristoratori, barman, titolari delle agenzie di viaggio, artisti, registi e altri lavoratori della cultura e dello spettacolo che la scorsa settimana hanno fatto sentire alle istituzioni la loro rabbia contro le ultime restrizioni imposte con il Dpcm del 25 ottobre scorso, oggi è il giorno della protesta del mondo della danza. Come fa sapere Barbara Berardinelli, titolare del negozio “Universodanza” in via Raffaello, la mobilitazione è stata organizzata «per rivendicare il diritto al lavoro di tutti gli operatori e il diritto della cittadinanza di fruire del movimento, dello sport, della cultura e dell'arte per preservare la propria salute fisica e mentale» e per chiedere «la riapertura di scuole di danza, centri culturali, sportivi, teatri, palestre e piscine in quanto luoghi dove il cittadino può trovare svago, divertimento sano, nutrimento dello spirito, pratiche salutari per il corpo e la propria salute nel completo rispetto delle regole di distanziamento».
A scendere in piazza saranno coloro che sono stati penalizzati direttamente dalle restrizioni e dalle chiusure, ma anche quelli che subiscono indirettamente le nuove misure «perché chi come me ha un negozio di articoli di danza», spiega Barbara Berardinelli, «è rimasto aperto e quindi non rientra tra i settori a cui spetteranno gli aiuti governativi, ma di fatto chiudendo le scuole e le palestre ha azzerato il proprio fatturato». Tra le maestre di ballo che oggi faranno sentire la propria voce ci sono anche Taissia Kozina e Cecilia Tini, insegnanti di danza classica, moderna e propedeutica a Montesilvano (scuola “On stage”) e Silvi. «A marzo siamo stati tra i primi a chiudere», racconta Taissia, «soffrendo non poco, come tante altre attività, ma lo abbiamo ritenuto giusto e necessario. Siamo andati avanti con le lezioni online, inventandoci di tutto per riuscire a scrollare gli allievi dal divano. Per riaprire al pubblico abbiamo aspettato settembre, perché a fine maggio il nostro anno si chiude, ma lo abbiamo fatto in piena sicurezza rispettando tutti i protocolli, tanto è vero che mai nessun contagio è avvenuto nella nostra scuola». Adesso, invece, con lo stop alle attività c’è stata «una bella mazzata». «I danni economici», aggiunge Taissia Kozina, «sono tantissimi, ma il problema sono soprattutto i bambini. La danza è un’attività seria e impegnativa e quando, dopo aver ripreso con molta fatica, iniziavamo a vedere i primi risultati, abbiamo dovuto chiudere. Abbiamo acquistato sbarre nuove e igienizzanti, abbiamo organizzato turni scaglionati, lavando e igienizzando sempre locali e superfici, abbiamo fatto rispettare alla lettera i due metri di distanza. Anche i più piccoli hanno imparato in autonomia a igienizzarsi le mani, togliersi le scarpe prima di entrare nello spogliatoio e vestirsi in autonomia. Lo hanno fatto senza mai lamentarsi per amore della danza, ma adesso invece sono delusi e risentiti».
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