Magliette, rose e striscioni: oggi l’addio alle 4 vittime

24 Febbraio 2020

Tre comunità salutano il gruppo di amici morto nello schianto contro un albero

PESCARA. Magliette e striscioni, rose bianche e girasoli. È il tributo di amici e familiari alle quattro vittime dell’incidente di Moscufo, avvenuto venerdì notte, intorno alle due, in contrada Pischiarano, lungo la salita che conduce alla cartiera di Loreto. Quattro vite, a bordo di una potente Audi A5 camouflage, finita contro un albero, dopo una serata allegra e spensierata. Uno schianto violentissimo che ha tagliato in due la vettura, uccidendo quattro persone e gettando nella disperazione mezza Val Pescara.
Oggi è il giorno del lutto e del dolore che non si placherà mai. Oggi è il giorno dell’addio a Fabrizio e Simone Cerretani, 54 e 24 anni, di Villa Raspa di Spoltore; ad Adriano Sborgia, 33 anni di Moscufo; a Maurizio D’Agostino, 50 anni di Pescara.
Stamani alle 10,30 i funerali dei Cerretani, Fabrizio e Simone, padre e figlio morti uno accanto all’altro, stretti sul sedile di una macchina lanciata mortalmente sulla provinciale 59, nella chiesa di San Camillo De Lellis, in via Parigi, a Villa Raspa. Gli amici stanno preparando magliette e striscioni con ricordi e pensieri.
Alle 15,30 nella chiesa di San Giuseppe, zona ospedale, si terranno le esequie di D’Agostino, detto Magù, “l’eterno ragazzo”, come lo descrive chi lo ha conosciuto.
Nella stessa ora, alle 15,30, sarà addio straziante anche a Moscufo per Adriano Sborgia, nella splendida chiesa barocca di San Cristoforo, nel centro storico del paese punteggiato di ulivi. Sullo striscione, oggi gli “amici più cari” scriveranno: «Nei nostri cuori è assordante il tuo ricordo. Ciao Adry». Sarà posizionata una consolle in piazza per riascoltare i pezzi musicali preferiti di Sborgia. Nelle rispettive comunità sono spuntati manifesti di cordoglio di sindaci e amici. Claudio De Collibus, sindaco di Moscufo, con l’amministrazione comunale, «porgono sentite condoglianze» a tutte le tre le famiglie distrutte dalle morti improvvise dei loro cari. E ha proclamato il lutto cittadino di due ore, dalle 15 alle 17. Ieri lo stesso pensiero era stato espresso anche dal sindaco di Spoltore, Luciano Di Lorito. Cordoglio per Sborgia dalla Gioventù moscufese, dai vicini di casa di contrada Senarica dove il giovane viveva con mamma Marina e papà Severino, dai colleghi della Dayco al fratello Stefano.
Dolore e sconcerto all’istituto professionale “Di Marzio-Michetti” per la scomparsa di Simone Cerretani, allievo della scuola di via Arapietra diplomato tre anni fa nell’indirizzo Servizi sociali.
«Di lui serbiamo un ricordo straordinario», scrivono in una nota la preside dell’Ipsias Maria Antonella Ascani e il professor Giuliano Natale, «non riusciamo ancora a renderci conto dell’accaduto e ci stringiamo alla sua famiglia in un momento così drammatico. Simone era un ragazzo affettuoso, benvoluto da tutti, sempre cordiale, mai una parola fuori posto, disponibile e pieno di progetti da realizzare». Natali ricorda, come farebbe un papà affettuoso, che lo studente «la mattina aveva difficoltà ad arrivare puntuale alla campanella d’ingresso, ma ha sempre frequentato le lezioni con passione e convinzione. Saremo presenti ai funerali e col papà Fabrizio sarà omaggiato dalla scuola. Intanto osserveremo un minuto di silenzio nella prossima assemblea di istituto». Ieri mattina l’obitorio dell’ospedale di Pescara era affollato all’inverosimile di giovani, parenti, amici. Tanti. Seduti sul muretto di cinta o sparsi sul piazzale, ognuno aveva un pensiero per le vittime, che faticava a venir fuori o che scivolavano copiose, lacrime ricacciate dentro per pudore. Tanti progetti nella testa di Adriano Sborgia, appassionato di automobili e informatica. Lo conferma papà Severino, con le lacrime che gli riempiono gli occhi, assiso davanti alla bara di quel figlio ribelle e giocherellone che però era il suo orgoglio. Parla con quegli occhi velati di dolore e con un filo di voce, riesce appena a dire: «Sì, mio figlio era un bravo ragazzo, aveva tante cose da fare». Di fronte a lui, la fidanzata di Adriano, Erika Arcieri, che abbraccia il suo sposo, lo accarezza, lo bacia. Non vorrebbe mai dirgli addio. La madre di Adriano, Marina Di Fabio, senza più lacrime. Scene strazianti. Era un «adolescente leale», Maurizio “Magù” D’Agostino, operaio degli asfalti, «che amava dare consigli alle persone a cui voleva bene», ricorda un ex ragazzo della chiesetta, «e lui stesso sapeva farsi volere bene e farsi rispettare».