«Mai accaduto in 48 anni Ho paura di nuovi raid»

4 Marzo 2016

PESCARA. «Non riesco a immaginare chi possa avercela con noi. Sono preoccupato per quanto è accaduto e temo che si possa ripetere». Pardo Franceschelli, che si occupa, con il fratello Domenico, dell’I...

PESCARA. «Non riesco a immaginare chi possa avercela con noi. Sono preoccupato per quanto è accaduto e temo che si possa ripetere». Pardo Franceschelli, che si occupa, con il fratello Domenico, dell’Istituto vendite giudiziarie, appare incredulo e anche intimorito, dopo l’incendio che l’altra notte ha distrutto diversi mezzi pignorati (e destinati alla vendita all’asta), parcheggiati nel piazzale, in fondo a via Arrone. Ha ricevuto subito la segnalazione del rogo. Verso le 3 lo hanno informato i vigili del fuoco e, quando è arrivato, era già «tutto distrutto e c’era anche la polizia». Poi, con il passare delle ore, è cominciato il lavoro per risalire alla identificazione dei mezzi e, quindi, dei proprietari, per comunicare tutto al Tribunale. «In 48 anni non era mai accaduto nulla del genere. Prima di noi era mio padre a svolgere questa attività. Io ci sono cresciuto e non abbiamo mai pensato che ci potesse accadere una cosa del genere». È da escludere, per Franceschelli, che sia scaturito tutto da questioni personali perché la sua vita sociale è minima e passa la sua giornata al lavoro, «dalle 5 alle 20.30, spesso in giro per l’Abruzzo. Quindi cado dalle nuvole quando mi si chiede chi possa essere stato». Il pensiero va, inevitabilmente, a qualcuno che si è visto pignorare i beni, perché insolvente nei confronti dei suoi creditori. Ma è impossibile dire chi sia stato, e i potenziali responsabili sono un’infinità. Il deposito dell’Istituto (di 1200 metri quadri) è pieno di beni pignorati, ed è affollato pure il piazzale quindi cercare un nome è un po’ come cercare un ago in un pagliaio. «E comunque», fa notare, «noi ci muoviamo con i pignoramenti su disposizione dei giudici», non in maniera autonoma, e le «vendite avvengono nel corso di aste pubbliche oppure, se invenduti, i beni possono tornare in possesso del proprietario-debitore, laddove paghi. Alcuni, poi, vengono donati, con l’autorizzazione del giudice». Ora Franceschelli si chiede cosa fare. «Se avessero appiccato l’incendio al capannone il danno sarebbe stato ben più grave. Siamo assicurati, è obbligatorio, e oggi mi domando se devo aumentare il massimale. Ma il danno è più psicologico che materiale».