Maiella e Morrone in crisi ora c’è il rischio fallimento

20 Settembre 2015

L’azienda sommersa dai debiti: entro ottobre devono essere versati 1,3 milioni a Equitalia. Oltre ai 65 dipendenti, spuntano anche fornitori mai pagati

ALANNO. Rischia il fallimento l’azienda speciale Maiella e Morrone che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara. I 65 dipendenti non prendono lo stipendio da 9 mesi e aspettano ancora anche la quattordicesima ma sono costretti a continuare a lavorare: se negassero l’assistenza a disabili e anziani, potrebbero essere denunciati per interruzione di pubblico servizio. Ma per i dipendenti, nonostante le promesse della politica, il futuro potrebbe essere ancora più nero: prendere i soldi potrebbe diventare sempre più difficile. E il destino dell’ente, di proprietà della comunità montana Maiella e Morrone in liquidazione, potrebbe compiersi in un mese e mezzo a causa di un incrocio di pignoramenti.

A fine ottobre scadrà un accordo tra l’azienda speciale ed Equitalia per uno scoperto da 1,3 milioni di euro di tasse mai versate che era finito al centro di un maxi pignoramento: se entro fine ottobre l’azienda non garantirà la copertura del debito tornerà in essere il pignoramento e i conti della Maiella e Morrone si ritroveranno bloccati. Lo scoperto dovrebbe essere ripianato con 550 mila euro che l’azienda speciale deve avere dalla Regione e con altri 800 mila euro da parte dei Comuni morosi. Ma, finora, la Maiella e Morrone non può contare su questi soldi: dalla Regione sono arrivati solo 300 mila euro e i Comuni morosi non sono puntuali nei pagamenti tanto che la commissaria della Comunità montana, Cinzia De Santis, sta seguendo la stessa strada tracciata dal precedente commissario, Paolo Costanzi, e cioè quella dei decreti ingiuntivi.

Il pignoramento di Equitalia andrebbe ad aggiungersi a quelli già esecutivi che tengono fermi 470 mila euro sui conti: l’ultimo da 63 mila euro è arrivato dal Consorzio industriale Val Pescara per l’affitto mai pagato della sede dell’azienda speciale ad Alanno; altri due per un totale di 163 mila euro sono giunti da due ex dipendenti che hanno vinto le cause per i contratti precari in successione. È una situazione che la Regione non riesce a governare: l’11 marzo scorso si è esposto anche il presidente Pd Luciano D’Alfonso ma i nodi sono rimasti irrisolti e il quadro è sempre più nero.

E la situazione potrebbe precitare perché, oltre ai dipendenti, ci sono anche professionisti e fornitori non pagati: avvocati, consulenti, revisori dei conti, piccoli imprenditori, l’elenco dei non pagati dalla Maiella e Morrone è lungo. E ognuno di loro potrebbe far partire le istanze di fallimento. Se accadesse, i lavoratori si ritroverebbero in un vicolo cieco e prendere i soldi richiederebbe tempo.

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