Majella e Morrone, la crisi resta Pagati solo due stipendi su dieci

Oggi incontro tra i vertici dell’azienda speciale con tre milioni di debiti e i sindacalisti della Fials I lavoratori: «Dove sono finiti i 300 mila euro promessi dalla Regione a marzo? Basta annunci»
PESCARA. Dopo l’incontro dell’11 marzo scorso con il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso e tre assessori, i 65 dipendenti dell’azienda speciale Majella e Morrone si aspettavano il pagamento di 8 stipendi arretrati «entro un paio di giorni, al massimo lunedì». Così aveva detto l’amministratore unico Oscar Pezzi, presente alla riunione. Dalle promesse fatte quel giorno, di «lunedì» ne sono passati 6 e gli stipendi non pagati sono ancora 7 più la tredicesima e aprile è vicino alla fine: nel frattempo, sono stati pagati solo i mesi di luglio e agosto 2014. Due su 10 mensilità. Ormai 42 giorni fa, la Regione aveva promesso l’arrivo «imminente» di 300 mila euro ma quei fondi non sono ancora disponibili e, secondo una delibera della giunta D’Alfonso approvata il 28 marzo scorso, saranno legati a un «progetto sperimentale di rifunzionalizzazione organizzativa e gestionale». L’azienda speciale, con i suoi tre milioni di euro di debiti con Equitalia, Inps e Inail, resta al centro di una crisi segnata da due parole scritte sugli atti ufficiali: «Emergenza finanziaria».
Due date chiave. In base a una relazione di Paolo Costanzi, commissario liquidatore della Comunità montana Majella e Morrone, ente proprietario dell’azienda speciale, il «progetto sperimentale» dovrebbe essere portato a termine in due momenti differenti: 30 giugno prossimo con «riduzione dei costi e progressiva uscita dall’emergenza finanziaria» e 31 dicembre con «ottimizzazione delle prestazioni» a spese più basse. Due date chiave: tra i lavoratori dell’azienda speciale senza soldi inizia a farsi largo il convincimento che i soldi della Regione arriveranno proprio alla fine di giugno e dicembre.
Oggi la riunione. Di questo si parlerà oggi alle 15,30 in un incontro nella sede dell’azienda speciale ad Alanno tra l’amministratore Pezzi, il direttore Massimiliano Esposito e due rappresentanti del sindacato Fials, Nicla Di Nisio, segretaria regionale aggiunta, e Sandro Cacciatore, delegato. «Vogliamo risposte concrete», avverte Di Nisio, «i lavoratori hanno famiglie sulle spalle e non possono tollerare altre attese per avere i loro stipendi. Dalla riunione di oggi ci aspettiamo fatti concreti, basta promesse. Adesso, le chiacchiere non ci interessano più: servono date certe per gli stipendi arretrati».
Le richieste della Fials. «Si può parlare di lavoro solo quando si percepisce uno stipendio in cambio di un servizio reso», dice Cacciatore sottolineando che i dipendenti stanno ancora lavorando per spirito di volontariato assicurando i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara. «Abbiamo chiesto un incontro, dopo quello del mese scorso con D’Alfonso, perché in quella data ci era sembrato di aver capito che sarebbero state pagate tutte le spettanze arretrate nel giro di pochi giorni e, poi, in una fase successiva, ci sarebbe stata una riorganizzazione dell’azienda speciale per razionalizzarne attività e costi. Ma quei soldi non sono ancora arrivati e la delibera della Regione racconta una verità diversa da quella che ci ha prospettato D’Alfonso: il documento dice che i 300 mila euro sono legati a un nuovo progetto contenuto nel nuovo piano industriale. Adesso, vogliamo capire cosa accadrà e come saranno utilizzati i fondi della Regione».
Un altro capitolo riguarda i Comuni indebitati: i Comuni devono all’azienda speciale quasi un milione di euro per le rette non pagate nel 2013 e 2014. «Visto che i Comuni continuano a non pagare», dice Cacciatore, «vogliamo chiedere se è stato promosso un decreto ingiuntivo nei loro confronti e se non è stato fatto vogliamo sapere il perché». In una lettera al Centro, Esposito aveva parlato di un debito della Regione, risalente alla giunta Chiodi, pari a più di 500 mila euro: «Vogliamo sapere con esattezza a quanto ammonta, se esiste, il credito che vanta l’azienda verso la Regione». A fronte di queste domande, l’ultimo interrogativo è: «Quando arriveranno gli stipendi arretrati? Se i soldi della Regione serviranno ad altro e se i Comuni non pagano le quote con regolarità, come saranno pagati gli stipendi arretrati? È una domanda semplice ma nessuno risponde con precisione».
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