«Majella e Morrone non ci sono mai stati tre milioni di debiti»

Il direttore: chi è a conoscenza di reati, vada in procura salvataggio possibile con un piano e nuovi finanziamenti
PESCARA. «Non ci sono assolutamente più di tre milioni di euro di debiti». Lo afferma Massimiliano Esposito, direttore dell’azienda speciale Majella e Morrone da 7 mesi, che lancia un invito e una minaccia mentre i 65 dipendenti aspettano ancora 8 mesi di stipendi arretrati e la tredicesima. La Majella e Morrone che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara è esposta con Equitalia, Inps e Inail per 3 milioni e 260 mila euro. Ma per Esposito non si tratta di debiti e afferma: «Invito chiunque abbia notizie, elementi di irregolarità o reati a rivolgersi alle sedi opportune».
Poi la minaccia: «Ho chiesto all’amministratore unico Oscar Pezzi di riferire all’avvocato della Majella e Morrone se ci siano i presupposti per agire legalmente in nome della verità e correttezza degli utenti e degli operatori sociali».
I lavoratori della Majella e Morrone passeranno una Pasqua senza soldi: i 300 mila euro, dati per «imminenti» l’11 marzo durante un incontro tra dipendenti e il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso, non sono ancora pronti. Esposito, però, torna indietro a 4 anni fa: «Dal 2011 fino al 2014», spiega, «l’ambito sociale 35 ha subito un taglio di fondi dal governo e dalla Regione pari a un milione e 670 mila euro. Tutte le spese effettuate sono state regolarmente rendicontate e approvate dalla conferenza dei sindaci e recepite dalla Comunità montana Maiella e Morrone e trasmesse alla Regione». Secondo Esposito, la Regione di Gianni Chiodi «ha lasciato un debito di 550 mila euro» con la Majella e Morrone».
In questo scenario, però, si collocano le ultime prese di posizione dei sindaci che contestano i conti dell’azienda speciale: da un documento interno, emerge che per il 2013 e il 2014 i Comuni devono pagare quasi un milione di euro all’azienda speciale. Ma, dopo Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri, Roccamorice e Cugnoli, anche Serramonacesca contesta i conteggi. Dal prospetto dell’azienda speciale si parla di 55 mila euro di debiti: «Il mio Comune», afferma il sindaco Franco Marinelli, «ha una posizione di sostanziale parità economica in quanto i debiti verso la Comunità montana e i crediti dovuti dall’azienda si equivalgono, e in questi giorni insieme al commissario della Comunità montana Paolo Costanzi e a Pezzi ci incontreremo per sanare definitivamente la questione».
Sui conti, dice Esposito, «sono il primo a dire che tutta la gestione può essere senz’altro migliore» ma poi elenca i numeri della crisi: 1,3 milioni ceduti a Equitalia «quale compensazione» e una rateizzazione «regolare» per 1,9 milioni. «Circa il 40 per cento degli importi», dice il direttore, «è composto da sanzioni, agi e quant’altro maturato in regime sanzionatorio. E tutto ciò non ha nessuna relazione con l’attuale ritardo del pagamento dei nostri stipendi». Esposito dice che l’azienda si può salvare: «Ci sono tutti i presupposti per ripresentare un’istanza di ristrutturazione del debito ed è in corso l’attivazione di progetti per nuovi finanziamenti».
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