Malati di tumore, analisi solo a Pescara

Penne, dal 1° ottobre il San Massimo non farà più gli esami sui prelievi del sangue. Sborgia: «Un altro colpo alla struttura»
PENNE. A partire dal mese ottobre, l'unità operativa semplice del Laboratorio analisi del San Massimo non potrà più effettuare gli esami completi di markers tumorali. Il direttore dell'unità operativa di Pescara, dottor Giancarlo Di Iorio, in una sua direttiva del 12 settembre scorso, ha deciso di non prorogare il contratto per l'acquisto dei reagenti necessari a fare gli esami.
In pratica il Laboratorio analisi del San Massimo potrà effettuare il prelievo del sangue per fare l'esame dei markers tumorali, ma poi l'esame stesso di svolgerà nell'unita operativa complessa del laboratorio analisi di Pescara. «Risulta essere più vantaggioso per la nostra azienda e per la Uoc di Laboratorio», si legge nel documento Asl, «il consolidamento degli esami, insistenti nel contratto, sul presidio ospedaliero Spoke di Pescara».
La decisione è stata giustificata con una doppia motivazione, economica e organizzativa: da un lato, un risparmio sui contratti di locazione e assistenza e, dall'altro, una diminuzione dei tempi di esecuzione dei test. Praticamente, da ottobre in poi, per il Laboratorio analisi di Penne non sarà più possibile effettuare autonomamente gli esami emato-chimici a causa della mancata proroga del contratto con la ditta Tosoh che forniva i reagenti necessari.
Per il coordinatore provinciale del movimento civico «Regione facile» Camillo Sborgia, si tratta di una decisione totalmente inopportuna. Sborgia ha indirizzato al presidente della Regione Luciano D'Alfonso, al direttore generale della Asl di Pescara Armando Mancini e all'assessore alla sanità regionale Silvio Paolucci, una nota scritta chiedendo l'immediato ripristino del servizio. «È necessario che si fermi qualsiasi direttiva dirigenziale tendente a depotenziare il laboratorio analisi cliniche del presidio ospedaliero di Penne», ha attaccato Sborgia. «Tale depauperamento», ha continuato il coordinatore provinciale di Regione facile, «è già in atto da alcuni anni e da ultimo con ordini scritti di alcuni responsabili della Asl di Pescara, per cui non si giustificano neanche il trasferimento di unità mediche dall’ospedale di Penne, né sotto l’aspetto economico, né tantomeno per la funzionalità di alcuni reparti e servizi». «A causa della soppressione dal primo ottobre prossimo di alcuni esami emato-chimici (markers tumorali) indispensabili alla diagnostica del servizio di Oncologia, dove attualmente le risposte ai pazienti in cura sono riconsegnate in mattinata (solo dopo alcune ore dal prelievo), ritengo urgente non attuare tali prese di posizione che comincino a far ipotizzare un eventuale nuovo declassamento e/o chiusura dello stesso presidio ospedaliero», ha concluso Sborgia. Per il San Massimo, di Penne, sarebbe l'ennesimo servizio depotenziato, l'ennesimo colpo ad un ospedale che per l'intera comunità vestina rappresenta un baluardo di salvaguardia della salute troppo importante.
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