Malore nel suo negozio, muore a 47 anni

Enrico Di Muzio portava avanti con il fratello Marco la storica salumeria di via Carducci. Il dramma intorno alle 7,30
PESCARA. È uscito di casa intorno alle sette. Aveva fretta di andare in bottega per preparare i cesti natalizi. Ha avuto solo il tempo di parcheggiare lo scooter vicino all’edicola, alzare le serrande ed entrare nel negozio, quando è stato colpito da un malore fulminante. Si è accasciato ed è morto. Tutto in pochi attimi. La città piange Enrico Di Muzio, 47 anni, storico salumaio di via Carducci, grande tifoso del Pescara calcio e un «cuore d’oro» a detta di tutti quelli che lo hanno conosciuto. Lascia la moglie Paola Del Greco, insegnante, due bimbi piccoli, Stefano, 7 anni e Matteo, 3, il fratello Marco che ha trovato il suo corpo esanime ieri mattina presto e col quale portava avanti l’attività di famiglia (originaria di Chieti) e gli altri fratelli Antonio, medico legale e Gioia, bancaria. I funerali del commerciante si terranno oggi alle 15 nella parrocchia di San Pietro apostolo (chiesa del mare). La salma sarà poi tumulata al cimitero dei Colli. Ieri mattina è stato Marco, appena arrivato in negozio alle 7.45 dopo aver partecipato alla messa delle 6 e mezzo nella chiesa di Sant’Antonio, a trovare il corpo esanime del fratello. «Era steso a terra, supino, con la testa in direzione della porta, davanti al bancone». Si dispera, Marco distrutto dal dolore mentre, all’obitorio, aspetta la salma ricomposta di Enrico: «L’ho chiamato ma non rispondeva. Ho cercato, per quel che ne so, di praticargli un massaggio cardiaco per rianimarlo, ma che potevo fare di più. Spero solo che sia morto senza accorgersi di nulla». A chiamare il 118 è stato il panettiere che, arrivato in negozio, ha trovato Marco che riverso sul fratello chiedeva aiuto. L’ambulanza medicalizzata è arrivata in pochi minuti, ma il tracciato era piatto, e a nulla sono valsi i tentativi dei sanitari per rianimarlo. Come da prassi, si è dovuto attendere comunque l’arrivo della polizia e del medico legale per constatarne la morte, dovuta a presumibile infarto e non a una caduta dalle scale come inizialmente aveva ipotizzato qualcuno, mentre la tragica notizia è iniziata a rimbalzare tra i negozianti e i residenti della zona. Intorno alle 10, davanti a clienti e colleghi accorsi in lacrime, compresi tanti ex compagni di scuola di Nostra Signora che proprio Enrico aveva ritrovato e riunito, la salma è stata portata in obitorio. Davanti alla vetrina con il cartello “chiuso per lutto” per tutta la giornata si sono soffermati increduli i tanti pescaresi che oltre alla storica attività di Di Muzio ben conoscevano anche la simpatia e la disponibilità di Enrico. Qualcuno ha lasciato una rosa arancione sulla serranda. In obitorio, un’altra rosa, gialla, è infilata tra le mani intrecciate al rosario. Ai piedi della bara è distesa la maglietta biancazzurra. La moglie Paola è impietrita. Ha davanti il volto sereno del marito, piange e sorride con dolcezza. È il suo modo di reagire al dolore grande che l’ha colpita. Il suo cuore è lacerato: «Come farò a dire ai miei figli che papà non c’è più?». Antonio, il fratello maggiore, gli parla come se fosse vivo: «Lo so che tu vuoi restare a Pescara, non ti seppelliremo a Chieti». Nicola, fratello di Paola, scorre le ultimi immagini: «Domenica scorsa eravamo a pranzo da mamma Agnese, stava bene, diceva di avere tanti cesti da preparare». Paolo Salvatorelli, un amico, si avvicina alla bara, gli dà un buffetto sul viso: «Enrico, svegliati», gli dice. C’è dolore e sgomento anche nella zona di piazza Salotto dove Enrico è cresciuto e giocava «al luna park su un campetto di fango», come aveva raccontato lui stesso a marzo in un’intervista al Centro. Era un animo battagliero col garbo d’altri tempi. Un innovatore sin da quando, con Marco, 35 anni fa decise di dotare di ascensore la bottega di legno e marmo fondata dal papà Giustino nel 1958 (il primo negozio in piazza Salottoa). L’ultima battaglia di Enrico, la settimana scorsa. Al Comune chiedeva le luminarie per via Carducci, buia e spenta.
Ha il volto annebbiato dalle lacrime Aglaia Violante, collega e cliente: «Era una persona gentile, eravamo amici». Franco e Rita Gerardi: «Siamo sconvolti».

