Malori in classe, tutta la scuola sott’esame
Indagini focalizzate sull’istituto Piano T. I pm vogliono l’elenco anche dei piccoli curati a casa, i presidi convocati dalla Asl
PESCARA. Si procede a scaglioni di 30 genitori alla volta in ospedale dove il personale della Asl, con i carabinieri del Nas, stanno portando avanti l’indagine epidemiologica raccogliendo tutti i dati che l’Istituto superiore della Sanità provvederà poi a mettere insieme e a sviluppare per trarne la foto di quello che è successo nelle mense scolastiche pescaresi.
Oggi, sempre per la stessa indagine, sarà la volta dei dirigenti scolastici chiamati al servizio Sian della Asl con gli elenchi di tutti i bambini delle singole scuole, per vedere chi è stato ricoverato e chi no. Ma non solo.
Il procuratore aggiunto Annarita Mantini che sta coordinando l’inchiesta con la pm Anna Benigni vuole ricostruire con esattezza quanto diffuso, e quanto grave, è stato il fenomeno. Per questo saranno ascoltati e censiti anche i genitori di quei bambini che in quei giorni di emergenza hanno tenuto i propri figli a casa, senza unirsi ai circa 200 che, di fronte a malesseri più gravi, hanno preso d’assalto l’ospedale dopo giorni di febbre alta, diarrea e crampi allo stomaco che non passavano.
Un lavoro enorme, che nella mappatura finale potrebbe veder raddoppiare il numero dei malori. Per questo, al di là dell’esito delle analisi sui pasti test sequestrati nei centri cottura di via Lago di Borgiano e di via Fonte Romana, esiti attesi dall’istituto Zooprofilattico di Teramo per ieri e slittati a oggi, è ipotizzabile che la Procura voglia verificare anche l’affidamento dell’appalto del servizio mense, quello che prevedeva secondo il contratto con il Comune, e quello che è stato effettivamente fatto da parte dell’associazione temporanea d’impresa che ha vinto la gara. Insomma, si tratta di ricostruire l’eventuale catena di responsabilità, che potrebbe fermarsi ai centri cottura se la contaminazione dei cibi fosse avvenuta lì dentro e le analisi lo confermassero, ma che potrebbe anche estendersi fuori dai centri cottura andando a raggiungere i fornitori delle materie prime, fino ad aggravare la posizione delle ditte nel caso in cui dovesse emergere che hanno fornito ai bambini prodotti di qualità scadente rispetto a quella pattuita e per cui il Comune pagava. Un’indagine che mira a far luce su una vicenda innescata dal boom di malori nelle scuole cittadine, e sui quali Nas e Asl stanno andando a fondo, ma che potrebbe scoperchiare anche altre responsabilità che rendono il lavoro investigativo ulteriormente complesso. Per questo, visti i diversi filoni di indagine che stanno emergendo, ai Nas del maggiore Domenico Candelli, in prima linea dal primo giorno, la Procura ha affiancato i carabinieri forestali diretti dal colonnello Annamaria Angelozzi: da una parte l’indagine epidemiologica condotta dai Nas con la Asl e dall’altra quella che mira a ricostruire la diffusione dei malori e l’eventuale catena di responsabilità.
Per fare questo, come si diceva, è necessario sentire anche i genitori dei bambini che non sono stati ricoverati, a cominciare da quelli di Piano T dove è esplosa l’emergenza. Da chiarire perché proprio lì, e perché, ad esempio non nelle scuole dello stesso istituto comprensivo 5, in via Gioberti e in via Cavour. Un primo dato è che il centro cottura di Piano T era diverso da quello degli altri due plessi scolastici, ma non basta. Per chiudere il cerchio, servono altri riscontri da ottenere incrociando i dati che emergeranno dal lungo censimento che i carabinieri forestali avvieranno nell’Istituto. (s.d.l.)

