Mamma e papà morti a Rigopiano «Non riesco a seppellirli insieme»

16 Ottobre 2021

Federica Di Pietro, figlia di Piero e Barbara, non si dà pace: i loculi promessi dal Comune non ci sono «Nel 2017 li volevo acquistare, mi dissero che volevano donarli. Dopo quasi 5 anni non ci sono più»

LORETO APRUTINO. Madre e padre insieme nella vita e fino alla morte. E poi divisi, dalla burocrazia che ancora una volta diventa scudo di chi dovrebbe, o potrebbe fare, e non fa. La stessa burocrazia che quel 18 gennaio 2017 è diventata l’ombrello di tutte le negligenze che a tutti i livelli, di mansioni e competenze, hanno portato alla tragedia di Rigopiano: 29 persone prigioniere in un albergo bloccato dalla neve e la valanga che ha coperto tutto. Tra le vittime di quella valanga, c’erano anche Piero e Barbara Di Pietro, i genitori di Fabrizia e Federica. In quei giorni di neve e dolore, furono sepolti a Loreto, in una cappella di famiglia provvisoria, con la promessa del sindaco che sarebbe stata la stessa amministrazione comunale, come segno di vicinanza e rispetto alle quattro vittime del paese, compresi Nadia e Sebastiano Di Carlo, a donare i loculi alle due sorelle e agli altri tre orfani. E invece, a distanza di quasi cinque anni, ancora la burocrazia diventa scudo di promesse non mantenute. E Barbara e Piero, uniti fino alla morte, ora non solo sono divisi, ma i loro corpi non possono trovare pace. Perché, nel frattempo, quella sistemazione provvisoria è servita per dare sepoltura alla nonna paterna delle ragazze lo scorso giugno, e in via del tutto straordinaria gli hanno dato il permesso di estumulare solo la mamma. «Abbiamo dovuto rivivere il dolore di rivedere quella bara, ammuffita, e di sistemarla in un loculo acquistato all’ultimo momento, lontano da papà, in una posizione defilata». Lo racconta Federica con tutto lo strazio e la rabbia di una figlia, «perché nel 2017 noi eravamo andati in Comune per acquistare quei loculi. E ci dissero di no, perché ce li avrebbero donati. Da allora ho aspettato mesi, anni, dando per scontato che una parola data su una cosa del genere non potesse essere tradita. Poi però a giugno è morta mia nonna paterna. Con tutto il dolore di questa nuova perdita, c’era comunque la necessità di ridarle il posto della cappella e di spostare quindi i miei genitori. Ed è stato allora che mi sono rifatta avanti in Comune, per sentirmi rispondere che i loculi dovevo comprarli a 20 mila euro. Niente dono perché, come mi disse il sindaco, c’erano una serie di cavilli burocratici per cui quanto promesso non si poteva fare».
Ma Federica non ci sta: «Nel 2017 ero andata per partecipare al bando come tutti gli altri, per avere colonnine nuove adatte a ospitare i miei genitori e i coniugi Di Carlo loro amici. Ma non ci fecero partecipare. Ora quei lotti sono andati tutti venduti, e a noi è stato negato anche il diritto di scegliere quello che sapevo corrispondere alle volontà di mia madre, e che a tempo debito ero pronta ad acquistare. Ma adesso basta. La questione va risolta, io voglio e devo ricongiungere mamma e papà».(s.d.l.)