Manager di banca a processo: 400mila euro sottratti al cliente

11 Novembre 2022

A denunciarlo, l’istituto di credito per il quale lavorava, dopo l’ammanco rilevato da un imprenditore Secondo le indagini della Guardia di finanza, il dipendente avrebbe utilizzato documentazione falsa

PESCARA. Processo fissato al 17 aprile prossimo, davanti al giudice monocratico Scalera, per il consulente finanziario di Pescara, L. C., 41 anni, che lavora in un importante istituto bancario della città.
Appropriazione indebita è il reato di cui dovrà rispondere in aula, per aver utilizzato per oltre due mesi i soldi presenti nel conto corrente di un suo cliente piuttosto facoltoso: oltre 400mila euro. Fu la stessa banca, venuta a conoscenza di queste operazioni illecite, a denunciare il presunto dipendente infedele, soprattutto per salvaguardare il buon nome dell’istituto di credito.
Stando alla ricostruzione fatta dal pm Andrea Papalia, che ha istruito il fascicolo, l’indagato avrebbe abusato del suo ruolo, «approfittando», come si legge nel capo di imputazione, «del rapporto di fiducia scaturente dall’incarico conferitogli dal cliente nella gestione del portafoglio titoli, si appropriava indebitamente dei titoli e strumenti finanziari quali certificati “Eni/medi 24” e “Isp/Bnpi 23” di proprietà del cliente, di cui aveva la materiale disponibilità perché a lui lasciati fiduciariamente in gestione, eseguendo all’insaputa del titolare indebite operazioni negoziali».
La particolarità della vicenda sta anche nel fatto che il cliente, facoltoso imprenditore abruzzese di successo, una volta resosi conto di quelle operazioni non autorizzate, non presentò una denuncia contro l'advisor della banca, ma si rivolse direttamente all'istituto di credito. E questo, per salvaguardare il nome della banca e, soprattutto, per tutelare un cliente importante dell'istituto, fece scattare lei la denuncia, restituendo al cliente la somma che mancava dal suo conto, per poi rivalersi sul dipendente.
Stando alle indagini svolte dalla guardia di finanza, supportate anche da una consulenza tecnica disposta dalla procura, per eseguire quelle operazioni, il dipendente della banca avrebbe utilizzato «documentazione bancaria falsa, nonché conti correnti propri o del coniuge e/o dei suoi prossimi congiunti tra cui certamente il padre, il suocero e il cognato, accesi presso lo stesso istituto di credito per cui lavorava e di cui pertanto possedeva le credenziali utili per operarvi direttamente». Non solo operazioni negoziali, come avrebbe accertato l'inchiesta, ma anche transazioni «a seguito delle quali conseguiva un profitto (confluito in gran parte su detti conti)», come riportato sempre nel capo di imputazione esaminato dal gup Giovanni de Rensis che ha disposto il rinvio a giudizio per l'indagato, «per un importo complessivo di 438 mila euro, cagionando al cliente una ingente perdita patrimoniale per un ammontare pari a 735 mila euro», facendo riferimento a quanto avrebbe potuto fruttare quella somma se fosse stata investita adeguatamente. Difeso dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, l’indagato avrebbe poi restituito alla banca quasi per intero la somma sottratta al cliente.
E adesso tutta la vicenda verrà ripercorsa davanti al giudice chiamato a decidere sulle sorti del bancario.
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