«Manca il parere dell’aula sulla Nuova Pescara»
Antonelli (FI) accusa D’Alfonso di non aver consentito al capoluogo adriatico di esprimersi sulla fusione dei tre Comuni. La replica del presidente: una bufala
PESCARA. «Il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha deciso di escludere volutamente il consiglio comunale di Pescara dal processo costitutivo della Nuova Pescara, eludendo l’obbligo di chiedere all’assemblea civica, democraticamente eletta dal popolo, di esprimere un parere di merito che non è facoltativo». È quanto ha sostenuto il capogruppo di Forza Italia al Comune di Pescara Marcello Antonelli in una nota indirizzata ieri agli organi di informazione.
Il presidente della Regione, contattato telefonicamente dal Centro, si è limitato a dire poche parole. «La sua è una sintesi da aperitivo cenato», ha detto, «farò donare ad Antonelli un paio di libri di Diritto amministrativo». Come dire che le sue affermazioni sarebbero una bufala.
Ma il capogruppo di Forza Italia ha continuato a sostenere la sua tesi. Il parere dei tre consigli comunali, a suo dire, sarebbe previsto dalla legge regionale 44, del 2007, che richiede esplicitamente di sentire i consigli municipali», ha affermato. La polemica sarebbe partita durante la conferenza dei capigruppo di lunedì scorso. «Il presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli», ha rivelato Antonelli, «ha dichiarato il mancato coinvolgimento dell’assemblea civica. Ovviamente non permetteremo ad alcuno, men che meno al presidente della Regione, di bypassare il parere di chi siede sullo scranno di un’aula consiliare non per nomina politica, ma per volontà dei cittadini e, a nostra volta, notificheremo al consiglio regionale la grave inadempienza del governatore stesso». «Da ottobre scorso», ha fatto notare il capogruppo, «continuiamo a leggere del progetto di legge presentato dal governatore ed eravamo in attesa di poter affrontare la questione in aula per l’espressione di un parere che fosse frutto di una riflessione e di un confronto collettivo. Poi, però, abbiamo letto dell’ultimatum inviato dal presidente D’Alfonso ai tre sindaci, con il sollecito categorico a pronunciarsi sulla legge entro lo scorso 10 novembre, e, pur contestando la fretta, comunque attendevamo di essere coinvolti».
«Ovviamente non è arrivata alcuna comunicazione», ha concluso, «e allora, in sede di conferenza dei capigruppo, ho esplicitamente chiesto al presidente Pagnanelli le ragioni del corto circuito». (a.s.)
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