Manca l’acqua alla sorgente L’Aca: «Interruzioni idriche per causa di forza maggiore»

Il direttore Santedicola interviene dopo la querela per interruzione di pubblico servizio «I serbatoi che servono la zona dei Colli attingono dalla sorgente di Farindola, a secco»
PESCARA. «L’acqua scarseggia e la situazione è drammatica. Nessuna interruzione di pubblico servizio, semmai si può parlare di cause di forza maggiore», ha spiegato il direttore generale dell’Aca, Marco Santedicola, finito con il sindaco Carlo Masci nel mirino dell’avvocato Fernando Rucci. Le sorgenti sono a secco e così l’Aca si ritrova a fare salti mortali sette giorni su sette, ventiquattr’ore su ventiquattro, per evitare che gli utenti del Pescarese restino definitivamente a secco, come sta accadendo ai vicini di alcune zone di Silvi o del Chietino, riforniti solo da autobotti.
Le chiusure notturne, e quelle più recenti nella fascia pomeridiana, garantiscono il riempimento dei serbatoi in tutti i Comuni dell’entroterra e riforniscono la fascia costiera, da cui in questo periodo dell’anno arriva una richiesta enorme, di gran lunga superiore alle disponibilità assicurate da madre natura.
Il legale Rucci, residente in via Colli Innamorati, ha querelato l’azienda e il primo cittadino a causa della carenza d’acqua nella sua abitazione e nel quartiere nei giorni scorsi. «A Pescara Colli c’è un problema di abbassamento di pressione, e visto che l’acqua arriva dal basso, il riempimento dei serbatoi avviene gradualmente salendo verso l’alto. Ieri i tecnici hanno monitorato la situazione, che sembrava essere tornata alla normalità. Va detto anche che chi è dotato di autoclave, anche ai Colli, non ha avuto disagi», ha detto ancora Santedicola, che ha poi fatto il punto della situazione: «I serbatoi di Valle Furci e Colle Marino, che servono la zona dei Colli, sono alimentati dall’adduttrice Tavo sud, che attinge dalla sorgente di Farindola, da settimane in forte crisi, tanto che lungo l’adduttrice abbiamo dovuto attuare, oltre alle chiusure ordinarie dalle 22 alle 6, anche chiusure integrative dalle 15 alle 18. Queste interessano i Comuni vestini e della provincia e sono necessarie perché, essendoci poca acqua alla sorgente della Vitella d’oro, e di conseguenza poca sulla linea, dobbiamo razionalizzarla per permettere il riempimento dei serbatoi e per garantire disponibilità sulla fascia litoranea».
L’Aca è nel mirino di tanti cittadini, ma cerca di evitare di lasciare migliaia di utenze a secco. «Siamo accusati di mancata comunicazione, ma non è così. E leggi dell’idraulica sono comunque diverse da quelle della comunicazione: se diciamo che alle 6 vengono riaperti i serbatoi, non è detto che alle 6.05 l’acqua esce già da tutti i rubinetti... Stiamo vivendo situazioni che portano allo sfinimento. Il personale è esausto e sentirsi attaccati da persone in cerca di notorietà è avvilente, una mancanza di rispetto nei confronti di chi sta lavorando 24 ore su 24. Anche di domenica siamo andati a controllare i serbatoi». Serbatoi e sorgenti sono paurosamente semivuoti o asciutti. «Siamo sotto la media di 350 litri al secondo rispetto all’anno scorso, se moltiplicate questi per sessanta secondi, per un’ora e per un giorno capite di quale portata stiamo parlando. Con l’apertura del pozzo di Bussi abbiamo recuperato 25 litri al secondo, alleviando di poco la crisi attuale», ha aggiunto Santedicola, che ha poi chiuso parlando della questione perdite, tanto cara ai detrattori di Aca: «Le perdite ci sono, è vero, perché in alcune zone le tubazioni sono vetuste. Ma abbiamo sotto il nostro controllo 3500 chilometri di rete, per rifarla tutta servirebbero 2 miliardi di euro: una finanziaria del Governo, in pratica. Nel 2023 abbiamo riparato 11 chilometri della rete. Ora lavoriamo a dividerla in distretti, per intervenire nei punti più critici e, soprattutto, proseguire la lotta all’abusivismo, che è una piaga che porta via tanti litri d’acqua alla collettività. Così ridurremo le perdite nei prossimi anni».

