Mancano 1.759 infermieri

7 Febbraio 2022

Ora in corsia ce ne sono 6.706: l’allarme degli Ordini con la pandemia in corso

In prima linea nella lotta alla pandemia, attendono risposte concrete. Gli infermieri abruzzesi lanciano l’allarme: «Nella nostra regione ne mancano 1.759 e questo numero è destinato a crescere», affermano i rappresentanti degli Ordini delle professioni infermieristiche (Opi), rivolgendosi all’assessore regionale Nicoletta Verì. Secondo le stime in Abruzzo attualmente ci sono 6.706 infermieri (vedi la tabella): il rapporto dovrebbe essere di tre per ogni medico o di un infermiere per sei pazienti. Ma i numeri dimostrano che questo non viene rispettato. «Abbiamo rapporti di un infermiere ogni otto-dieci pazienti, così si abbassa il livello di guardia», dice Irene Rosini dell’Opi Pescara.
Le problematiche sono state affrontate nei giorni scorsi al tavolo permanente di confronto istituito a seguito di un protocollo di intesa, a cui hanno partecipato il direttore dell’Agenzia sanitaria, Pierluigi Cosenza, e la funzionaria Silvana Peluso per il Dipartimento salute e welfare alla Commissione Salute del ministero.
LA MOZIONE
Con la categoria in prima fila da due anni nel contrasto alla pandemia, sono diverse le richieste avanzate, racchiuse in una mozione d’intenti, soprattutto in termini di formazione e trattamento economico che gli Ordini chiedono alla Regione di sostenere sia nella Commissione Salute sia nella Conferenza Stato-Regioni.
«Mancano troppi infermieri sul territorio», ribadisce Rosini, «per questo stiamo spingendo affinché venga eliminato il vincolo di esclusività che risolverebbe molti problemi».
LE PROSPETTIVE
Per Rosini «va promosso nel tavolo della Conferenza Stato-Regioni un adeguato riconoscimento delle competenze perché l’infermiere non può essere un “tuttologo”. Ognuno ha la sua specificità che deve essere riconosciuta». Secondo la rappresentante dell’Opi Pescara «ad oggi non c’è alcuna prospettiva di carriera perché non esistono le dirigenze infermieristiche». Per di più «vorremmo che l’assistenza fosse organizzata da noi e non da altri».
I RICONOSCIMENTI
Secondo Giancarlo Cicolini, dell’Opi Chieti «è necessaria una svolta che permetta di aumentare l’appetibilità della professione perché siamo ancora tra i più sottopagati. Abbiamo bisogno, inoltre, di assunzioni di personale nel più breve tempo possibile». Per rendere la professione più attrattiva Maria Luisa Ianni, dell’Ordine aquilano, ribadisce l’importanza «del riconoscimento delle competenze specialistiche. Ad oggi da un punto di vista economico i margini di carriera sono sempre gli stessi».
RIORGANIZZAZIONE
In una nota congiunta degli Ordini delle professioni infermieristiche della regione, quindi a firma anche del presidente dell’Opi Teramo Cristian Pediconi, viene sottolineato che si punta «sulla riorganizzazione territoriale, in base a quanto previsto dal Pnrr, e sull’implementazione dell’infermiere di famiglia». Infine «va sollecitata la valorizzazione della figura dell’infermiere anche nell’ambito della didattica universitaria, per sviluppare opportunità di crescita professionale e di carriera, in funzione della specializzazione».