Mancata bonifica della discarica Assolto l’ex sindaco Di Mattia

15 Ottobre 2021

L’ex amministratore era accusato di omissione di atti d’ufficio per una vicenda che risale al 2012 Prescrizione per gli altri due imputati, il dirigente Lavori pubblici e il responsabile del procedimento

MONTESILVANO. Finisce con un’assoluzione, per non aver commesso il fatto, il processo a carico dell’ex sindaco di Montesilvano Attilio Di Mattia, accusato di omissione di atti d’ufficio in relazione alla mancata bonifica di una discarica abusiva: una vicenda che risale al 2012, nel breve periodo in cui Di Mattia fu sindaco (in carica dal giugno 2012 al 18 febbraio 2014).
Per gli altri due coimputati, il dirigente dei lavori pubblici dello stesso Comune, Gianfranco Niccolò (difeso dall'avvocato Fabio Di Carlo), e il responsabile del procedimento, Giuseppe Maggiore (assistito da Leonello Brocchi), il collegio del tribunale ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato. Tutti e tre gli imputati, comunque, avevano rinunciato alla prescrizione per essere giudicati nel merito, ma i giudici hanno proceduto in questo senso soltanto per l’ex primo cittadino difeso dall’avvocatessa Anna Olivieri.
«È stato fatto un grande lavoro in sede dibattimentale», ha dichiarato il legale, «per dimostrare la totale estraneità ai fatti di Di Mattia. Non era compito suo rispondere ad una pec. Abbiamo portato una decina di testimoni e chiarito ogni aspetto di quella vicenda per dimostrare che il sindaco dell’epoca era estraneo alle contestazioni, sia per la funzione che rivestiva sia perché c'erano altre figure che avevano quel compito».
E anche il pm, Marina Tommolini, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo l’assoluzione per Di Mattia e la prescrizione per gli altri due comunali: richiesta accolta in pieno dal collegio presieduto da Maria Michela Di Fine.
Quella mancata bonifica era relativa a un sito che si trova alla foce del fiume Saline, dove era stata scoperta una discarica abusiva. Stando alle accuse riportate nel capo di imputazione (l’istruttoria del fascicolo venne portata avanti dal pm Salvatore Campochiaro), all’epoca ci sarebbero state delle inadempienze da parte del Comune.
I tre indagati avrebbero «omesso di procedere alla trasmissione dei risultati delle analisi espletate a campione che registrarono il superamento di parametri di legge per alcune sostanze inquinanti sia in acque sotterranee sia nel sottosuolo, alle competenti autorità provinciali e regionali nonché alla caratterizzazione dei rifiuti presenti nell’area, atti da ritenersi urgenti per ragioni di salute pubblica».
Era stata la Regione a richiedere al Comune l’effettuazione di quelle analisi che dovevano poi essere trasmesse alla Provincia che non le avrebbe mai ricevute. Sulla vicenda era intervenuto anche il Genio civile della Regione che aveva evidenziato l’erosione della riva del fiume su cui si trovava la discarica abusiva, che avrebbe potuto causare un contatto dei rifiuti con il corso d’acqua. Ma il dibattimento ha dimostrato che quelle erano attività che non potevano essere di competenza del sindaco, coinvolto dall’accusa come massimo responsabile dell’amministrazione comunale. Erano questioni tecniche che andavano risolte da chi aveva titolo e ruolo per farlo, dirigente in primis.