Mancini: in tre anni ho risanato i conti Pronto a fare ricorso

Il manager mandato via dalla Regione quasi due anni prima snocciola gli obiettivi raggiunti e ringrazia tutto il personale
PESCARA. Nessun attacco a chi, alla Regione, lo ha voluto fuori dai giochi prima della scadenza naturale del mandato, marzo 2021. Solo «tanta amarezza» quella espressa ieri da Armando Mancini, 69 anni, manager della Asl di Pescara, licenziato dalla giunta di Marco Marsilio per mancato raggiungimento degli obiettivi. Nel corso della conferenza stampa di commiato, l’ex manager per circa un’ora, ha snocciolato dati e cifre delle attività svolte dall’inizio del suo incarico, il 1° marzo di tre anni fa. Accanto a lui, il direttore territoriale Asl Stefano Boccabella.
Questione di punteggi impressi sulle carte che Mancini, visibilmente emozionato, dovrà ancora visionare perché «fino a questo momento», le undici di ieri mattina, «non mi è ancora arrivata la documentazione» che gli comunica ufficialmente la decadenza. Provvedimento che «mi aspettavo, lo ammetto senza ipocrisie». Anche se, dice ancora Mancini, «mai avrei pensato di apprendere il licenziamento dalla stampa e non per vie istituzionali». Una «amarezza», la sua, dettata dal fatto che «interrompere l’attività amministrativa prima della scadenza naturale significa creare un danno aziendale enorme e dei vuoti irrecuperabili». Annuncia che valuterà «un eventuale ricorso al giudice del lavoro», ma solo dopo aver visionato la documentazione che fa seguito alle «controdeduzioni da me presentate sulla valutazione di insufficienza, che non reputo tale». Ringrazia, il manager Asl uscente, «tutto il personale medico, paramedico, infermieristico, a loro va la mia gratitudine perché se la baracca va avanti è solo grazie al loro senso di responsabilità e abnegazione e grazie anche a tutti i pescaresi. Avremmo voluto fare di più, ma abbiamo lavorato con impegno ed energia».
Mancini annuncia anche che tornerà a fare il suo mestiere di neurologo, anche se da più parti gli sono piovute offerte di incarichi prestigiosi. Intanto, però, si è tolto un po’ di sassolini dalle scarpe. E ha attaccato: «Nel consuntivo 2015, abbiamo trovato un disavanzo di 30 milioni di euro e oggi, tre anni dopo l’avvio del mio incarico, certifichiamo un attivo di poche migliaia di euro, ma pur sempre un bilancio risanato. Un risultato raggiunto incrementando e migliorando l’offerta sanitaria e non certo diminuendo i servizi, non di poco conto considerando il momento storico con sempre meno risorse per la sanità».
Ed ecco, in estrema sintesi, gli obiettivi raggiunti dalla sua amministrazione. Nuovo pronto soccorso: «Abbiamo ripreso i lavori mai iniziati nel 2005 e a fine anno si concluderanno per inaugurare nel 2020, stanno mettendo la pavimentazione»; lavori in corso al distretto sanitario Pescara sud, incompiuta da 15 anni (qui Mancini rende omaggio all’ottimo progetto dello scomparso ingegner Giovanni Lupone); completamento dei distretti di Montesilvano («risolto anche il problema degli odori con un rivestimento ad hoc»)e Cepagatti; avviata la ristrutturazione del distretto di Scafa e adeguamento statico e sismico del vecchio ospedale di Popoli. All’ospedale di Pescara «è stato aperto un centro di vaccinazioni all’avanguardia e l’hospice per malati terminali raddoppierà i posti, fino a 18, e avrà un altro laboratorio» per un costo stimato di 450mila euro; istituito il servizio di parto indolore che partirà a ottobre e la telemedicina; stroke unit (ictus) e Ortopedia, sono divenuti centri di riferimento regionali, lavori avviati per la Pet Tac; acquistati decine di macchinari di ultima generazioni per la cura di tumori ed esami vari.
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