Mancini: la mia nuova Asl Ora basta barelle in corsia

Il neo direttore generale fissa gli obiettivi: far ripartire il polo materno-infantile tagliare le liste d’attesa e indire nuovi concorsi per aumentare gli infermieri
PESCARA. L'ufficialità è arrivata ieri mattina con le dimissioni del manager Claudio D'Amario, effettive a partire dal 29 febbraio. Armando Mancini, specialista in Neurologia e direttore della Stroke unit dell’ospedale civile, il centro di eccellenza regionale e nazionale nella lotta contro gli attacchi ischemici neurologici, dal 1° marzo sarà il nuovo direttore generale della Asl di Pescara. In questo delicato momento storico che vede la sanità abruzzese a un punto di svolta, la sfida di Mancini sarà quella di ridisegnare il nuovo assetto della rete ospedaliera cittadina, tamponando problemi irrisolti e adeguandosi agli standard contenuti nel decreto ministeriale firmato da Beatrice Lorenzin. «Tra le priorità», rimarca il nuovo manager con un passato da assessore durante la prima amministrazione comunale guidata da Luciano D'Alfonso, «c'è la messa a bando di nuovi concorsi per incrementare il personale infermieristico, la diminuzione delle liste di attesa, la riapertura del polo materno-infantile a Pescara e una nuova configurazione dell'ospedale di Popoli come polo riabilitativo».
Lei vanta una lunga esperienza nella Asl di Pescara, ha già in mente quali sono le criticità che dovrà affrontare?
«Lavorando da quasi 40 anni in questa Asl conosco molto bene il contesto. I problemi che ci sono qui ricalcano, in generale, quelli della sanità nazionale che si trova di fronte a una svolta epocale per via della riforma ospedaliera del ministro Lorenzin. Nei prossimi mesi, bisognerà lavorare per ridisegnare la nostra sanità territoriale, poiché la riduzione del carico dei piccoli ospedali ricadrà sui poli più grandi».
Quali sono i problemi più urgenti?
«A Pescara ci sono due grossi problemi che riguardano le liste d'attesa troppo lunghe e i lavori ancora fermi del polo materno infantile. Bisogna, quindi, lavorare per migliorare la capacità di assorbimento della domanda sanitaria che viene dai territori. In parallelo è indispensabile far ripartire il cantiere del polo materno-infantile che ha 150 posti letto e quindi, una volta aperto, permetterà di migliorare il comfort ospedaliero dell'ospedale civile. Penso all'eliminazione delle barelle nei corridoi e a camere con due letti anziché 3 o 4. Per quanto riguarda la provincia, dovremo dare all'ospedale di Popoli la configurazione di polo riabilitativo a tutti gli effetti, non solo per la riabilitazione neuromotoria».
Secondo lei, oggi, quali sono i reparti più in sofferenza? «Sicuramente Medicina Generale, Geriatria e i reparti chirurgici come Urologia e Chirurgia vascolare, che per necessità sono stati accorpati in situazioni difficili, sono quelli che soffrono di più per la carenza di posti letto. E' per questo che occorre avere a disposizione una riserva di posti letto da cui attingere ciclicamente nei casi di emergenza, senza ricorrere a quelle fastidiose barelle nei corridoi. Se aboliamo le camere da 5 posti letto e lasciamo le stanze con al massimo 3 lettini, nei casi di maggiore affollamento si potrebbero inserire nuovi letti nelle camere e non nelle corsie come oggi».
Quali sono i punti di forza della Asl di Pescara?
«Quello che fa la differenza è la grande professionalità del personale medico, sanitario e infermieristico che lavora nella Asl. Sono le nostre risorse umane che fanno crescere la rete ospedaliera. Oggi facciamo grandi numeri lavorando ad alti ritmi e garantendo elevate prestazioni. E questo è un dato molto positivo».
Quali reparti possono essere indicati come modello per tutti gli altri?
«Non mi piace fare le graduatorie e dare le pagelle. L'ospedale è un corpo unico: se funzionano i centri di eccellenza, è perché i centri base fanno al meglio il loro lavoro. A tutti va dato il giusto riconoscimento».
Che pensa della penuria di personale infermieristico?
«E' un aspetto da non sottovalutare. Alla mancanza di personale bisognerà ovviare con l'espletamento dei concorsi, che finalmente potremo fare dopo l'uscita dal commissariamento. Con la chiusura dei piccoli ospedali, inoltre, bisognerà distribuire meglio le risorse umane a disposizione, concentrando il personale dove si registrano le criticità maggiori. Quello che in molti sottovalutano del piano di riordino sanitario è che gli ospedali saranno di meno, ma i posti letto in Abruzzo saranno addirittura di più. Questo vuol dire che la forza lavoro dovrà essere razionalizzata al meglio nelle strutture più grandi come Pescara, Penne e Ortona».
Come si pone di fronte al problema dei contenziosi giudiziari da diverse centinaia di migliaia di euro che vedono la Asl contrapposta a colossi della medicina come Johnson & Johnson Medical, Baxter, Roche e Menarini?
«Aspetto di vedere le carte prima di fornire un giudizio e tracciare una strada da seguire. Ma potrò farlo solo dal primo marzo perché fino a quella data il direttore generale è ancora D'Amario».
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