Mancini: «Tocco non assicura soccorsi Basta con gli sprechi»

14 Novembre 2016

Secca replica del manager Asl al responsabile di Radiologia «Un medico e un tecnico troppi per soli 6 esami al giorno»

TOCCO DA CASAURIA. Il direttore generale della Asl di Pescara Armando Mancini replica al responsabile medico della struttura sanitaria di Tocco da Casauria Antonio Greco e spiega le motivazioni che lo hanno indotto a chiudere il servizio di radiologia. Non accetta neppure il commento del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari che definisce la decisione di Mancini "macelleria sociale".

«L'apparecchio radiologico di Tocco da Casauria fornisce circa 1660 esami/anno, una media di 5-6 al giorno. Si tratta esclusivamente di segmenti ossei e di qualche rx torace. Tanto fornisce il bacino di utenza. E' un numero di esami talmente esiguo da non giustificare l'attuale impiego di un medico e un tecnico di radiologia, che andranno più utilmente impegnati nelle sedi vicine. Va infatti ricordato che a 12 km c'è il presidio di Scafa e a 9 km quello di Popoli con radiologie che forniscono decine di migliaia di esami l'anno. E dove potranno recarsi coloro che attualmente accedono a Tocco così come fanno tutti i cittadini delle località vicine».

Mancini poi ricorda che la struttura di Tocco è una Residenza sanitaria assistenziale «dove non vi sono malati acuti, ma vi risiedono 40 persone, con problematiche talora psichiatriche. La struttura non fornisce soccorso di alcun tipo ma assistenza. Credo che siano veramente fuori luogo ed eccessive le frasi di “macelleria sociale”», pronunciata da Pettinari e «“omissione di soccorso”» di cui parla il dottor Greco.

Dice il manager: «La struttura di Tocco non è un ospedale e non ha "pazienti”. Di quale soccorso parla il dottor Greco?», che in una nota indirizzata allo stesso Mancini ha declinato ogni responsabilità per eventuali disfunzionalità nell'assistenza agli ospiti del presidio di Tocco.

«E' ingiustificabile», riprende il direttore «voler mantenere sprechi e inefficienze per soddisfare le richieste di un medico o di un amministratore locale o regionale. Si tratta di soldi pubblici, di tutti, che vanno spesi con raziocinio e non per accontentare qualcuno. Si parla sempre di ridurre gli sprechi, ma quando poi si prova a farlo ci si rende conto che c'è qualcuno che vuol farlo solo a parole. Eliminare sacche di mal utilizzo delle risorse economiche e umane nella sanità pubblica, non è facile».

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