Mandragora in lacrime «Ho realizzato il sogno grazie ai miei genitori»

10 Maggio 2016

Al Volta il calciatore del Pescara partito da Scampia E agli studenti raccomanda: «Non dovete mollare mai»

PESCARA. Nato ai bordi di periferia...dove l’aria è popolare, è più facile sognare che guardare in faccia la realtà. Era il 1986 quando Eros Ramazzotti raccontava in “Adesso Tu” una di quelle storie che capita una volta su un milione, quella del ragazzo nato nell’affollato, quasi soffocante quartiere popolare, lì dove manca sì lo spazio per vivere ma non quello per sognare, diventato l’idolo di tanti suoi coetanei. Rolando Mandragora a quel tempo non era ancora nato (è del 1997), ma quella storia, quella del ragazzo baciato dal destino, oggi può cucirsela addosso con orgoglio. Partito da Scampia, lo scugnizzo napoletano a 14 anni ha attraversato gran parte dello Stivale per andare incontro all’appuntamento della vita.

«Quando sono arrivato a Genova l’impatto non è stato dei più felici», racconta il calciatore del Pescara ai ragazzi dell’istituto Volta nell’incontro organizzato per il progetto La Giovane Italia. «Vivevo in un convitto piuttosto spartano, in cui avevo a disposizione solo una stanza e un letto. Non c’era nemmeno il bagno».

«Avevo fame e voglia di arrivare. Ho preso tante botte in faccia, ho visto i miei genitori fare tanti sacrifici per me e adesso eccoli qui, con il sorriso stampato sul volto. Vi assicuro che questa è la soddisfazione più grande».

Si commuove Mandragora quando parla della sua famiglia, tanto che la pienissima aula magna capisce il momento e lascia partire un caloroso applauso per stemperare l’attimo di empasse. La pausa è breve, Rolando torna subito a parlare. E racconta dei provini andati male, del classico “le faremo sapere” che poi si traduce in no grazie.

Roma, Palermo, Juventus e Genova l’avevano scartato: «Dicevano che ero troppo piccolo, fisicamente poco sviluppato e per questo non adatto al calcio dei grandi». Salvo poi tornare sui loro passi: «All’ennesimo tentativo finalmente il Genoa decise di darmi fiducia». Anche se i problemi non erano finiti: «Dopo aver superato la selezione sul campo venne fuori un altro imprevisto: non c’erano alloggi disponibili. Aspettai qualche tempo e per fortuna si liberò una stanza. La presi e non la lasciai più».

Un bel messaggio il suo, specie se rivolto a ragazzi che oggi si preparano ad entrare in un mondo sempre meno disponibile e sempre più complicato. Crederci sempre, andare oltre le difficoltà, oltre i no, oltre i rifiuti. La determinazione forse è l’unica arma ancora efficace, e lui l’ha utilizzata per bene. Ecco perché è arrivato alla Juventus, la squadra che l’ha comprato a gennaio e che raggiungerà a partire da luglio, nonostante l’infortunio rimediato qualche settimana fa a Chiavari che lo costringerà a vivere da spettatore il finale di stagione del Pescara.

Ed è proprio su questo che partono le domande dei ragazzi del Volta, alle quali Mandragora risponde divertito. Senza troppi giri di parole, Luca prende il microfono e gli chiede se ci sarà nei play off: «Purtroppo no, dovrò stare fermo due mesi, ma sarò il primo tifoso del Pescara, perché tutti insieme vogliamo regalare un sogno a questa città».

Alessandro gli domanda come sia arrivato a Pescara: «Ho seguito Marcello Donatelli (allenatore in seconda dei biancazzurri, ndc), con il quale avevo già lavorato a Genova. Lui mi ha fatto conoscere Oddo e oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta». A proposito di Genova, lui ha esordito in serie A proprio in un Genoa-Juventus. Chiede Marco: è stata questa l’emozione più grande per te? «Assolutamente sì. Ricordo ancora la data: il 29 ottobre del 2014, Gasperini mi disse che avrei giocato e mi sarei dovuto occupare della marcatura di Pogba. All'inizio ero spaventato, ma in campo le cose andarono bene, per me è per la squadra. Battemmo i campioni d’Italia per 1-0. Una gioia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA