Manovra, alle imprese costerà 6 miliardi

4 Dicembre 2018

Il centro studi della Cgia di Mestre mette in guardia sui possibili effetti: «L’aggravio rischia di ricadere sui cittadini»

PESCARA . Sei miliardi di tasse in più per le imprese italiane nel 2019, quando la pressione fiscale si attesterà sul 41,8%. Un dato, tuttavia, che potrebbe anche salire se il Pil crescesse meno rispetto al valore programmato. A lanciare il nuovo grido d’allarme è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato gli effetti sulle imprese italiane derivanti dall’applicazione di ogni singolo capitolo contenuto nel disegno di legge di Bilancio. Complessivamente, secondo la Cgia di Mestre, l’aggravio sarà di 6.2 miliardi, di cui 4.5 ricadranno sulle imprese non finanziarie, e quasi 1.8 miliardi a carico di banche e assicurazioni.
CHI GUADAGNA. Gli unici a trarre beneficio, almeno l’anno prossimo, saranno le ditte individuali e i lavoratori autonomi (grazie all’introduzione della flat tax), che vedranno scendere l’imposizione fiscale di 331 milioni di euro; dal nuovo regime guadagneranno anche le attività in contabilità semplificata, grazie alla modifica della disciplina sulle perdite d’impresa che consentirà di “spalmare” le perdite anche negli esercizi successivi.
CHI PERDE. Dall’analisi dei singoli articoli emerge che nel 2019 la misura più negativa per le imprese è l’abrogazione dell’Iri (nuova imposta sui redditi delle società di persone con aliquota al 24%) che, dopo una serie di slittamenti avvenuti nella scorsa legislatura, doveva entrare in vigore l’anno prossimo. La mancata introduzione di questa nuova imposta non consentirà alle piccole imprese in contabilità ordinaria di ridurre il carico fiscale per un importo di quasi 2 miliardi di euro.
GRANDI IMPRESE. Le grandi imprese subiranno un aggravio di gettito importante, a seguito del differimento sia della deducibilità delle quote di ammortamento relative al valore dell’avviamento (1.3 miliardi di euro), sia della deducibilità delle riduzioni del valore dei crediti e altre attività finanziarie (1.2 miliardi).
BANCHE E ASSICURAZIONI. Rischia di ricadere su correntisti, investitori e assicurati la stangata in arrivo per le banche e le assicurazioni. «Il differimento dal 2018 al 2026 della deducibilità della quota di perdite su crediti e svalutazioni relative agli anni precedenti», avverte la Cgia, «comporterà un aggravio di gettito di pari a 950 milioni. Le assicurazioni, inoltre, vedranno aumentare la misura dell’acconto dell’imposta da versare all’erario per un costo di 832 milioni di euro».
DELUSIONE. «Il malumore che serpeggia tra il mondo delle imprese», afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo, «trova una parte di giustificazione nei risultati che emergono da questa ricerca. In campagna elettorale, in particolar modo al Nord, oltre al tema della sicurezza e allo smantellamento della legge Fornero, Lega e 5 Stelle hanno riscosso un forte consenso tra gli elettori perché si erano impegnati a tagliare pesantemente le tasse. Se con questa manovra e col decreto sicurezza una buona parte di questi impegni è stata mantenuta, sul fronte della riduzione delle imposte, invece, le aspettative, in particolar modo dei piccoli e medi imprenditori, sono state clamorosamente disattese».
PICCOLI SEGNALI. «Certo», segnala invece il segretario della Cgia Renato Mason, «con la legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera è stata introdotta la flat tax a favore dei lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 65 mila euro all’anno. Nonostante ciò, nel 2019 l’alleggerimento fiscale sarà di soli 331 milioni di euro. Un piccolo passo nella giusta direzione che, comunque, rimane ancora del tutto insufficiente, anche se a regime il risparmio di imposta sarà di 1,3 miliardi di euro».
COSA C’È DI POSITIVO. Lo studio della Cgia sottolinea, tuttavia, che con la manovra 2019 è stato sterilizzato l’aumento dell’Iva per un importo di 12,6 miliardi di euro.
«Se ciò non fosse avvenuto, l’incremento delle aliquote non avrebbe avuto effetti diretti sulle imprese, anche se, molto probabilmente, i consumi sarebbero diminuiti ulteriormente, condizionando negativamente i ricavi, in particolar modo, dei lavoratori autonomi, degli artigiani e dei piccoli commercianti che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie».
IN FUTURO. Le cose, invece, dovrebbero andare meglio nel 2020, «quando la crescita del prelievo si ridurrà a soli 374 milioni di euro», si legge infine nel report, «per cambiare completamente segno nel 2021, quando il sistema delle imprese, le banche e le assicurazioni beneficeranno di una diminuzione del prelievo fiscale per un importo di circa 1 miliardo di euro.