Manzoli: «La protezione durerà molto»

5 Gennaio 2024

Parla il professore che guida il team di ricerca in Abruzzo sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini

L’AQUILA. «In questa fase storica del Covid, meglio una campagna mirata a proteggere anziani e fragili piuttosto che disperdere energie rivolgendosi a tutta la popolazione».
Parola del professore Lamberto Manzoli, epidemiologo pescarese, docente dell’Università di Bologna e coordinatore del team di ricercatori che ha analizzato – fin dall’inizio della pandemia – i dati provenienti dalle Asl abruzzesi per numerosi studi sull’efficacia e anche sul profilo di sicurezza dei vaccini.
«Moltissime persone», prosegue il professor Manzoli, «si sono già infettate e può risultare più difficile, per loro, a questo punto, pensare di vaccinarsi. Dunque sono favorevole a una campagna ancora più mirata verso anziani e fragili. In tal modo potranno essere raggiunti tassi più elevati di vaccinazione, con conseguenti risultati più efficaci. Meglio ottenere un 40% di anziani vaccinati che un 10-20% tra i bambini».
Se è vero che la vaccinazione rallenta, la ricerca sui vaccini non conosce soste. «L’ultimo studio», prosegue l’epidemiologo, «risale a sei mesi fa e ha rivelato un dato interessante. L’efficacia della risposta nei confronti della malattia grave e della morte è stata riscontrata nel 75% dei casi esaminati anche dopo due anni dalla vaccinazione. Di contro, l’efficacia contro l’infezione da Omicron è stata bassa, e questo lo si è visto empiricamente prima ancora che negli studi».
Secondo il professore, invece, non è vero che gli ultimi vaccini durino poco. «Bisogna smentire, invece, chi afferma che i vaccini aggiornati alle più recenti varianti assicurino una copertura di breve durata. Tutti i vaccini contro i coronavirus hanno, da sempre, una durata ampia e anche noi lo abbiamo verificato. Abbiamo condotto studi su tutta la popolazione abruzzese grazie alla Regione e all’Asl di Pescara, che ci hanno portato a risultati importanti, all’avanguardia internazionale. Va ricordato che, una volta acquisita, l’immunità contro il coronavirus rimane perché restano le cellule di memoria. Il problema vero è che il virus cambia, non che non siano efficaci i vaccini. La nostra protezione potrà durare anni, ma dipende da quale virus andremo a incontrare».
Da qui la necessità di aggiornare continuamente i vaccini. «Una delle motivazioni secondo le quali il vaccino durava poco», argomenta ancora Manzoli, «è stata legata al fatto che i livelli anticorpali si abbassino dopo sei mesi. Ma questo accade sempre, non soltanto per il Covid: succede anche per il morbillo. Ma ci sono le cellule di memoria che ci proteggono da questi cali fisiologici. A questo proposito va considerato anche che ci sono persone che hanno fatto tre o quattro dosi del vecchio vaccino e poi, magari, si sono anche infettate. Costoro sono in parte da considerarsi già protetti, ma la loro non è un’immunità sufficiente per tutelarli del tutto. Questo è anche il motivo per cui tanta gente è portata a pensare di aver già fatto molte dosi, tanto da non ritenere utile farne altre. L’anziano fragile, tuttavia, sappiamo che può andare incontro a complicanze molto gravi e, anche se in parte è già immunizzato, farebbe bene a vaccinarsi di nuovo. Discorso diverso, invece, per un adulto sano e forte che ha fatto tre dosi e poi, ad esempio, ha preso pure l’infezione, e che potrebbe essere portato a soprassedere».
L’attività di ricerca su Covid e vaccini in Abruzzo è destinata comunque a continuare. «In Abruzzo», conclude, si è creata una sinergia eccezionale con Regione e Asl di Pescara. Siamo l’unica regione in Italia ad aver fatto studi specifici su efficacia e sicurezza. Saranno ripetuti, con monitoraggio più lungo, per capire ulteriori evoluzioni».(e.n.)