Mappe geografiche d’Abruzzo, mostra al museo delle Genti
PESCARA. Sarà inaugurata oggi, alle 18, nelle sale del museo delle Genti d’Abruzzo, la mostra “Antiche mappe e carte geografiche d’Abruzzo” a cura di Maurizio Pace. In esposizione un’accurata...
PESCARA. Sarà inaugurata oggi, alle 18, nelle sale del museo delle Genti d’Abruzzo, la mostra “Antiche mappe e carte geografiche d’Abruzzo” a cura di Maurizio Pace. In esposizione un’accurata selezione di mappe e cartine d’Abruzzo passate sotto i torchi delle stamperie europee tra il XVI e il XVIII secolo, per un totale di circa settanta testimonianze, provenienti dalle ricche collezioni di Ezio Mattiocco e Maurizio Pace.
Nell’occasione sarà presentato anche il volume-catalogo “Antiche mappe e carte geografiche d’Abruzzo” (Edizioni Menabò) degli stessi autori che hanno messo insieme una interessante raccolta iconografica nella quale sono riprodotte tutte le carte presenti in mostra.
La selezione per i materiali in esposizione, spiegano gli autori nella nota introduttiva del volume, ha riguardato in particolare «gli esemplari che raffigurano per intero o in gran parte l’Abruzzo, con il coronimo presente o no nel titolo, da solo o associato a quello di territori confinanti tipo Abruzzo et terra di lavoro; quindi le carte storiche con l’indicazione delle popolazioni che agli albori della civiltà l’abitarono stabilmente; poi le mappe raffiguranti circoscrizioni ecclesiastiche, come Dioecesis Marsorum, Tabula topographica, Provinciae San Bernardino.
Infine, lembi più o meno estesi del contesto abruzzese variamente denominati Ichnographia del Piano Cinque Miglia oppure Stato e denominazione presente del Tenimento e de’ confini del Castello di San Benedetto». Analizzando le mappe colpisce che nelle opere uscite prima del Settecento, come sottolinea Franco Farinelli, già docente di geografia all’università di Bologna, nella presentazione del volume, «è difficile individuare una via di terra, un percorso terrestre, un cammino asciutto, quasi che l’Abruzzo allora non ne avesse, si potrebbe pensare, usi come siamo a manipolare oggi, al tempo della motorizzazione individuale di massa, carte dominate dall’ingombro della figurazione viaria, carte stradali». «Il tracciato delle arterie terrestri», prosegue Farinelli, «era la replica dei meandri fluviali, il cartografo riproduceva questi e non quelle, la matrice e non l’effetto, l’originale e non il simulacro. Il che fu la regola fino a quando lo spazio e la sua logica presero decisamente il sopravvento, al cuore del processo di costituzione degli Stati moderni territoriali centralizzati. Le strade vennero allora trasformate in linee rette, perché la principale funzione della regola spaziale è quella di trasformare l’estensione terrestre in tempo di percorrenza, e la sintassi rettilinea è quella che assicura la massima velocità, ottimizza perciò la funzione. In tal modo divenne impossibile continuare a tacere, sulla carta, delle vie di terra, perché la loro forma, del tutto astratta ed artificiale, non s’adattava più a nessun preesistente, naturale tracciato, e non consentiva dunque ormai più nessuna omissione, nessuna messa in parentesi, nessun silenzio». All’inaugurazione della mostra interverranno Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale d’Abruzzo; il sindaco Carlo Masci, Roberto Marzetti, presidente della Fondazione Genti d’Abruzzo; Gaetano Basti, editore e Franco Farinelli.

