«Maragno non rappresenta gli ideali del centrodestra»

Intervista a Manola Musa, ex delegata all’Urbanistica e alle Politiche sociali «Le scelte del sindaco su Pp1 e immigrazione non potevano essere condivise»
MONTESILVANO. Sabato scorso ha ricevuto il whatsapp con cui il sindaco la informava della revoca del suo assessorato. Lunedì mattina gli ex colleghi di giunta hanno preso le distanze da lei, facendo quadrato sulla decisione di Maragno. A Montesilvano non si parla che di Manola Musa, l’assessore all’Urbanistica che ha perso il posto in giunta perchè non aveva più la fiducia del sindaco Francesco Maragno.
Signora Musa, da sabato ha incontrato o sentito il sindaco per un chiarimento?
«Non ho né incontrato né sentito Maragno; avrebbe potuto serenamente consegnarmi la revoca nel rispetto delle più elementari regole istituzionali e civili, come fanno gli uomini. A quanto pare tra i due l’uomo sono io. Non ho nulla da dirgli, ognuno ha dimostrato quanto vale».
Ripercorrendo la sua storia ci si rende conto di quanto difficile sia stato il legame con Maragno fin dal 2012, quando la lista dell’attuale sindaco si apparentò con lei candidata contro Di Mattia. Nel 2014, lei candidata di Forza Italia, candidato sindaco Maragno, le cose non sono andate meglio. E a febbraio dello scorso anno la rivolta del nuovo gruppo consiliare #montesilvano2019, che costrinse Maragno a far rientrare in giunta Cilli e poi lei. Insomma: più avversari che alleati. E’ vero?
«Non è vero; nel 2012, quando Maragno mi sostenne al ballottaggio, gli promisi che laddove avessi perso le elezioni, avrei sostenuto la sua candidatura nella successiva tornata elettorale. Nel 2014, pertanto, mantenni la parola, come mio costume, e fui io stessa a spronarlo affinché si candidasse. Purtroppo, però, appena conquistata la poltrona, Maragno ha attuato scelte politico/amministrative non condivisibili, costringendomi sin da subito ad esprimere la mia contrarietà. Tuttavia, la voglia di ricompattare il centrodestra e di rendermi utile per la città, mi spinsero ad accettare la carica con la garanzia di un accordo politico sottoscritto da entrambi per il rilancio della azione amministrativa, con particolare attenzione alla politiche dell’immigrazione e della sicurezza. Accordo che Maragno non ha rispettato».
La delega all’Urbanistica fu una sua scelta?
«Assolutamente no. Il commercio e le politiche della casa erano tra le mie preferenze, ma l'urbanistica e le politiche sociali sono state una scelta di Maragno assunta a suo dire poiché ero onesta; io, al contrario, gli rammentavo che, per mia indole, non mi fidavo e che dunque avrei svolto l'incarico con grande attenzione. Ed è proprio per questo mio modo di amministrare che ha perso la serenità. Non aggiungo altro».
Un altro momento di alta tensione si ebbe l’11 dicembre scorso, quando alla riunione di giunta per l’approvazione della variante al Pp1 lei e Maragno deste forfait… Perché lei non partecipò a quella giunta?
«Avevo manifestato la mia contrarietà e chiesto il parere del legale dell'Ente (che confermava la mia tesi) ritenendo che quella variante dovesse passare per il consiglio comunale e che con quella delibera l’ente non avrebbe ottenuto alcun vantaggio rispetto a quanto offerto al privato. In quell'occasione avevo scritto a tutti i componenti della giunta invitandoli a riflettere; ma purtroppo Maragno invitò gli assessori a votare comunque quella delibera. Per non creare ulteriori fibrillazioni, decisi di non firmare l’atto e di abbandonare la seduta. L'assenza del sindaco è evidentemente giustificata dai rapporti di lavoro che intercorrono tra il suocero e la società interessata dalla variante proposta».
Uno degli obiettivi raggiunti dal sindaco Maragno è stato quello di riportare decoro sulla riviera, chiudendo due Cas e allontanando dai palazzi di via Ariosto gli extracomunitari irregolari. Eppure anche sulle politiche per l’immigrazione, soprattutto sullo Sprar, lei ha espresso il suo dissenso.
«Il lungomare della mia città mi sembra tutt’altro che liberato da immigrati, prostitute e delinquenti. Alla chiusura dei Cas, per ragioni igienico sanitarie ed amministrative/urbanistiche, Maragno ha preferito ripiegare sulla cogestione degli immigrati facendo diventare il Comune - per mezzo dell’Azienda speciale - partecipe della speculazione a discapito delle politiche sociali, alle quali ha sottratto centinaia di migliaia di euro per contribuire al mantenimento degli immigrati. Da subito ho espresso i miei dubbi sulle capacità di gestire un sistema di accoglienza così complesso, tant’è che ho provveduto a fare dei sopralluoghi presso le strutture affittate rilevando diverse criticità. Il sistema Sprar ha snaturato il fine sociale dell’Azienda, tant’è che da alcuni mesi i dipendenti sono impiegati per gli immigrati e non più per i servizi sociali. La riduzione a 161 immigrati è una falsa aspettativa: ogni sei mesi gli accolti non rinnovati vengono sostituiti con altri immigrati e si riversano sul nostro territorio privi di abitazione e sostentamento, diventando utenza attiva dei nostri servizi sociali, moltiplicandosi nel tempo».
La revoca del suo assessorato è stata vista con preoccupazione da tutte le forze politiche di centrodestra. Cosa intende fare nei prossimi giorni?
«Ringrazio Fratelli d’Italia e la Lega e sono onorata della stima espressa nei miei riguardi. Condividiamo il bene del centrodestra e per la città. Continuerò a fare politica con la stessa passione e la stessa determinazione di sempre; non sarà una revoca a farmi desistere. Maragno si è liberato della spina nel fianco che non gli consentiva di fare la sua politica. Con orgoglio rappresento tutti quelli che hanno il coraggio di difendere gli ideali di centrodestra e credono che prima di tutto vadano rispettati i cittadini di Montesilvano».
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