Marchegiani: «Pescara rischia di perdere l’Inail»
L’assessore al Patrimonio lancia l’allarme sul possibile accorpamento con Chieti «Insieme si occupano di 75mila pratiche, così si penalizzano solo i cittadini»
PESCARA. La città rischia di perdere l’Inail, dopo il paventato pericolo di vedersi chiudere la sede del Tar? A lanciare l’allarme è il neo assessore all’Ambiente e al Patrimonio Paola Marchegiani.
Che dice: «A distanza di pochi giorni dalla notizia della chiusura della sezione distaccata di Pescara del Tar Abruzzo e del trasferimento degli uffici all’Aquila, sembra che il destino voglia beffarsi ancora di Pescara. La notizia dell’ultima ora è che gli uffici dell’Inail di Pescara verranno accorpati con quelli di Chieti, con soppressione della sede pescarese. La città viene di nuovo spogliata, con criteri che lasciano seri dubbi sul metodo».
Sul Tar sono già state sollevate interrogazioni parlamentari e in molti - tra politici, avvocati amministrativisti e magistrati - sono intervenuti pubblicamente per scongiurare la chiusura. Ora, il rischio riguarderebbe anche l’Inail, stando a quanto denuncia Marchegiani: «Come tutti sanno, l’Inail ricopre un ruolo fondamentale nel nostro Paese, perché tutela i lavoratori dagli infortuni per le attività lavorative ritenute rischiose, lavoratori dipendenti e parasubordinati che devono essere assicurati all’Inail. Tale obbligo assicurativo tutela anche i datori di lavoro. Gli uffici Inail sono dislocati su tutto il territorio nazionale per garantire un’attività omogenea ed efficiente. Interviene adesso l’accorpamento degli uffici di Chieti e Pescara secondo un metodo che non segue i criteri per la riclassificazione forniti dall’ufficio centrale (secondo un proprio report direzionale) e cioè, tra gli altri, evitare elevate concentrazioni di province nella stessa sede».
Secondo gli ultimi rilevamenti di attività svolte per gli assicurati, sostiene ancora Marchegiani, «emerge quanto segue: Pescara 34.679 (pratiche attive) e Chieti 40.955 (pratiche attive). Sommandole, raggiungono la cifra di 75.634 pratiche attive. A parte l’esigua differenza di appena seimila pratiche esistente tra i due uffici, come verrà evitata “l’elevata concentrazione di province nella stessa sede” come indicato dai criteri, per la riclassificazione, con un numero così rilevante di 75.634 pratiche? Ancora una volta pagheranno gli utenti, gli assicurati, che subiranno una dilatazione dei tempi delle attività nei propri confronti e innegabili dannosi ritardi. Pescara destinata a cedere il passo per opinabili calcoli numerici? O la riduzione delle spese è l’alibi contro questa città?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

