Marchionne, l’addio a Torino con i tutti i parenti abruzzesi

PESCARA . C’erano tutti i suoi parenti abruzzesi, ieri, giunti da Chieti e Cugnoli al Duomo di Torino, e tanti big della politica, dell’economia, della finanza, e del mondo del calcio, alla...
PESCARA . C’erano tutti i suoi parenti abruzzesi, ieri, giunti da Chieti e Cugnoli al Duomo di Torino, e tanti big della politica, dell’economia, della finanza, e del mondo del calcio, alla commemorazione di Sergio Marchionne, il manager di origini abruzzesi scomparso il 25 luglio, che sarà ricordato per sempre come colui che ha salvato la Fiat. «C’eravamo tutti, mancava solo lui. Sergio ci manca molto», ha detto il cugino Paolo Sablone, che ieri era a Torino con il fratello Raffaele, con l’altro cugino dell’ex Ad di Fca, Roberto Mancini, tutti con le rispettive famiglie, e gli altri parenti abruzzesi. «Forse», ha aggiunto Paolo, «il prossimo anno andrò in Canada, davanti alla sua tomba, per salutarlo e dire una preghiera».
A chiamare i parenti abruzzesi di Marchionne, ha aggiunto Paolo Sablone, è stata la sua compagna, Manuela Battezzato. I parenti abruzzesi erano accanto a lei, nelle primissime file. «Anche John Elkann», racconta ancora Paolo, «nel breve discorso che ha tenuto dopo l’omelia di monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ci ha ringraziato per essere stati presenti alla cerimonia». Nel giorno del saluto a Sergio Marchionne, oltre 2.000 persone hanno partecipato alla messa celebrata dall’arcivescovo Cesare Nosiglia: accanto alla compagna Manuela e ai familiari arrivati dall’Abruzzo, gli ex premier Mario Monti e Matteo Renzi, manager, rappresentanti delle istituzioni e dello sport, centinaia di operai, in divisa, da Maranello e da tutti gli stabilimenti italiani di Fca e Cnh, sindacalisti ma nessun rappresentante della Cgil e della Fiom. Per il governo era presente solo il prefetto di Torino Renato Saccone. «Per me sei stato una persona con cui confrontami e di cui fidarmi, soprattutto un amico. Hai insegnato a tutti noi a pensare diversamente. Ad avere il coraggio di cambiare, e di fare. A non aver paura», ha detto, molto commosso, John Elkann, presidente di Fca, Exor e Ferrari, in un breve ricordo al termine del quale ha abbracciato la compagna di Marchionne. Parole sottolineate da un lungo applauso. Molti gli esponenti della famiglia Agnelli - Allegra, Andrea, Maria Sole - e dei rami Brandolini d’Adda, Teodorani Fabbri e Nasi. Nelle prime file i vertici del gruppo a partire da Elkann con la moglie Lavinia, il nuovo ad Mike Manley, l’ad di Ferrari Louis Camilleri, Piero Ferrari e la presidente di Cnh Suzanne Heywud. Per la Juventus, oltre al presidente Andrea Agnelli e al vicepresidente Pavel Nedved, l’allenatore Massimiliano Allegri e il capitano Giorgio Chiellini. Folta la rappresentanza del mondo economico e finanziario. Per la Regione il presidente Sergio Chiamparino, la sindaca Chiara Appendino per la Città, il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, il questore di Torino, Francesco Messina. «Il suo lavoro, a Torino come in America», ha detto l’arcivescovo, « è stato per tutti uno sprone a non perdere mai la speranza, ci ha aiutato a comprendere che dobbiamo continuamente fare i conti con la nostra storia, ma che non dobbiamo aver paura del nuovo. Dobbiamo considerare le difficoltà come opportunità su cui scommettere, non accontentandosi mai dei risultati raggiunti ma guardando in avanti verso nuovi e ambiziosi obiettivi».(a.bag.)
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