Marcia antirazzisti con 50 associazioni
Alle 16 comunità di migranti, sindacati e studenti sfilano dalla nave di Cascella alla stazione contro le discriminazioni
PESCARA. Le comunità dei migranti per la prima volta in marcia assieme alle associazioni sindacali, al mondo dell’associazionismo e del volontariato, ai movimenti studenteschi e ad alcune forze politiche.
Un insieme eterogeneo di oltre cinquanta organizzazioni che oggi, alle 16 in punto, si riunirà alla Nave di Cascella per affermare il diritto al rispetto, alla dignità, alla convivenza pacifica, alla gioia e alla fraternità.
È stato denominato “Siamo qui! Contro guerra, razzismo e terrorismo” l’appello partito in sordina sui social network e poi esploso in una manifestazione collettiva che sfilerà tra le strade della città scandendo con parole, canti, musiche e poesie le aspettative di un futuro fatto di giustizia, amore solidarietà e pace.
La marcia, fanno sapere gli organizzatori, partirà alle 16 da Largo Mediterraneo, simbolo di arrivo dei migranti per mare, proseguirà su corso Umberto, accompagnato da musica, canti, suoni e parole dal mondo, vicino e lontano fino a giungere davanti alla stazione centrale per ricordare l'altro simbolo di arrivo e partenza per chi parte e per chi arriva.
Il corteo si concluderà a piazza della Rinascita dove si esibiranno i gruppi “Jamafrica” e “Pap Kan”, intervallati da interventi dei giovani di seconda generazione sui temi della guerra, del razzismo e del terrorismo.
«Siamo qui», si legge sulla nota sottoscritta da più di 50 organizzazioni, «a dispetto di incomprensioni, paure e indifferenze che ci vorrebbero individui lontani l’uno dall’altro, chiusi nel proprio ghetto in attesa di decisioni prese dall’alto da quell’1 per cento di super-ricchi che pensa di avere nelle mani il destino del mondo. Siamo qui contro la banalità del male, le guerre economiche, sociali e militari. Siamo qui per la giustizia, la solidarietà, la pace». Contestano le discriminazioni di genere, omofobiche, di razza, di idea politica o religiosa. Non accettano guerre, terrorismi, paure e l’odio che aumenta le discriminazioni e si trasforma in razzismo sociale, istituzionale o di stato.
«Siamo qui insieme, laicamente», spiegano, «donne e uomini, giovani e anziani, studenti e lavoratori, persone narranti pieni di storia e di futuro. Un insieme di diversità che afferma qui e ora il diritto al rispetto, alla dignità, alla gioia e alla fraternità nella consapevolezza dei diritti e dei doveri di cui siamo personalmente e collettivamente portatori sani».
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