Marco torna a casa, rione in festa

Dal coma alla rinascita: guarito dopo 57 giorni Paolone, primo contagiato in città
MONTESILVANO. Dopo 57 giorni trascorsi in ospedale, di cui diversi tra la vita e la morte, finalmente è guarito ed è tornato nella sua casa del quartiere Colonnetta. È Marco Paolone, 56 anni, di Montesilvano, ormai conosciuto in città come il paziente 1, essendo stato il primo a risultare positivo al Covid-19, ormai quasi due mesi fa.
Una compagna e una madre ad aspettarlo a casa e a incoraggiarlo in videochat ogni giorno, medici e infermieri che non lo hanno mai lasciato solo e una strada, via Don Agostinone, che ieri al suo ritorno lo ha accolto con un grande striscione. Un ritorno tutt’altro che scontato, come evidenzia lo stesso Paolone: «Sono stato in terapia intensiva», racconta, «e avendo già dei problemi di salute, i medici mi hanno detto che sono un miracolato». Tutto ha avuto origine il 3 marzo quando Paolone, che da qualche anno soffre di problemi ai polmoni, ha iniziato ad avere i primi problemi.
«Come ogni volta sono andato ad Atri a fare raggi, analisi del sangue», ricostruisce, «ma la situazione era sotto controllo e sono tornato a casa. Il 5 sono peggiorato e abbiamo chiamato l’ambulanza. Nel triage allestito fuori dall’ospedale di Pescara mi hanno fatto il tampone e sono stato ricoverato. Ma dopo qualche giorno mi sono aggravato: prima ho avuto bisogno dell’ossigeno e poi sono svenuto. Sono stato trasferito all’Aquila in coma». Dopo diversi giorni in terapia intensiva, il risveglio e il lungo percorso verso la guarigione. «Aprire gli occhi e trovarsi in un’altra città e attaccato ai macchinari è stato molto traumatico, così come è stato difficile affrontare 57 giorni di ospedale senza poter avere al mio fianco la mia famiglia», prosegue Paolone, «sono andato in depressione, ma per fortuna il personale mi ha dato tanto coraggio. Poi finalmente i tamponi negativi e il ritorno a casa, anche se ancora non sono pienamente in forze».
Paolone, che ha raccontato la sua esperienza anche alla Cnn, grazie al contatto di un medico, presto diventerà donatore di plasma. «Mi hanno chiesto dall’ospedale se volevo donare il plasma per aiutare altre persone a combattere il coronavirus con i miei anticorpi», spiega, «e ovviamente lo farò».(a.l.)
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