Mare inquinato, il caso arriva in Parlamento

20 Giugno 2016

Acqua sporca a intermittenza, Forza Italia si appella al ministro Galletti Sospiri contro l’Arta: non è credibile, le analisi vanno affidate a un ente esterno

PESCARA. Arriverà in Parlamento il caso del mare di Pescara inquinato un giorno sì e un giorno no. Dopo un’altalena di dati, il deputato Fabrizio Di Stefano e il senatore Maurizio Gasparri presenteranno un’interrogazione al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Ad annunciarlo è il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri dopo le ultime analisi dell’Arta che, ad appena due giorni dall’ultimo allarme con un picco di colibatteri tra il porto, via Balilla e via Galilei, hanno riscontrato un ritorno dei valori alla normalità.

Mare pulito in 48 ore. Le analisi di martedì scorso in via Galilei hanno trovato 831 unità di escherichia coli a fronte di un limite di 500 per 100 millilitri d’acqua; il valore, con le analisi suppletive di 48 ore dopo, giovedì, è sceso a 222. Per ora, nonostante questi dati, resta vietata nella zona di via Galilei e via Balilla.

«Commissione parlamentare». Forza Italia chiederà l’apertura di un’«inchiesta parlamentare» sulla vicenda «con l’istituzione di una commissione speciale da inviare sul territorio che assuma poteri di controllo, verifica e di operatività, commissariando, di fatto, Regione e Comune che si sono rivelati incapaci di affrontare la problematica».

«Stop all’Arta». Secondo Sospiri, «il balletto di dati sta sfiorando il ridicolo» e il risultato è che i pescaresi non capiscono più se il mare è pulito o inquinato e non sanno se possono farsi il bagno o no. Forza Italia mette in dubbio le analisi dell’Arta e mira a farla fuori dai controlli. «Dopo il caso del 2015, l’Arta ha perso ogni credibilità e attendibilità», dice Sospiri, «ora, proporremo il commissariamento dell’intera vicenda con l’affidamento dei campionamenti, per tutta la stagione balneare, a un ente di competenza extraregionale diverso dall’Arta».

Caos diga foranea. Sospiri torna, poi, sulla diga foranea che, ormai per tutti, è un tappo che impedisce all’inquinamento portato dal fiume di disperdersi in mare aperto. L’obiettivo di bucarla, finora, non è stato centrato. «La vera causa del problema è la mancata apertura della diga foranea, quindi, visto che la diga foranea è sempre al suo posto, non è giustificabile che un giorno il mare di Pescara sia di qualità minerale, un’acqua da bere, e il giorno dopo sia una cloaca. La situazione non è chiara e, vista l’incapacità dimostrata dalle giunte D’Alfonso-Alessandrini a restituire trasparenza alla vicenda, è ovvio che dovremo ricorrere ad autorità superiori. Come ampiamente previsto», dice il consigliere, «la diga foranea non è stata sfondata sebbene due anni fa il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso aveva dichiarato che dopo una settimana dalla sua elezione avrebbe provveduto lui stesso a picconarla».

Fuga dalla spiaggia. «L’attuale situazione non è più tollerabile né è pensabile affrontare l’intera estate con un balletto di dati che sta sfiorando il ridicolo, risultando difficilmente credibili anche le spiegazioni dell’Arta. Un balletto», dice Sospiri, «che ha avuto un solo effetto: scatenare la fuga dei cittadini dalle nostre spiagge con decine di disdette per ombrelloni e palme. E anche chi ha prenotato al mare non ci va e chi ci va non osa mettere piede in acqua semplicemente perché non si fida: non si fida delle dichiarazioni rassicuranti del sindaco Pd Marco Alessandrini e del suo vice Enzo Del Vecchio, che, senza avere alcuna competenza tecnica, cercano pure di propinare delle giustificazioni scientifiche all’inquinamento a singhiozzo del mare».

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