Mare-Monti, reati in prescrizione ma 4 milioni restano sequestrati

20 Ottobre 2016

PESCARA. Torna in aula oggi, a distanza di tre anni dai rinvii a giudizio e di 6 anni dagli arresti, il processo sulla Mare-Monti, la strada fantasma di Penne. Un’opera da 22 milioni di euro...

PESCARA. Torna in aula oggi, a distanza di tre anni dai rinvii a giudizio e di 6 anni dagli arresti, il processo sulla Mare-Monti, la strada fantasma di Penne. Un’opera da 22 milioni di euro cominciata nel 2008 per collegare l’entroterra vestino alla costa e bloccata appena 4 mesi dopo per l’invasione nell’area protetta della riserva naturale del lago di Penne. Undici imputati e tra questi ci sono anche personaggi eccellenti: il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso e gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto. Ma troppo tempo è passato e i reati sono già prescritti ancora prima di cominciare l’esame dei testimoni dell’accusa.

Restano in piedi, però, i presunti illeciti amministrativi e non è poco perché ci sono ancora 4 milioni di euro sequestrati. Alla Toto Costruzione spa di Chieti sono stati sequestrati 2 milioni di euro, all’ingegnere romano Carlo Strassil (all’epoca arrestato) un milione di euro, 170 mila alla società Archingroup riconducibile allo stesso Strassil e 200 mila alla società R&L del figlio. Se è certo che non ci saranno condanne, il processo sarà decisivo per i soldi bloccati. Parti civili sono i Comuni di Penne e Farindola e la Provincia di Pescara.

Oggi in aula parlerà l’agente della forestale, Michele Brunozzi, uno degli investigatori che ha indagato sulla Mare-Monti. Brunozzi ripercorrerà le tappe dell’indagine nata nel 2008 è coordinata dal pm Gennaro Varone: secondo la procura, l’appalto sarebbe stato vinto dai Toto con un’offerta «anomala e anti-economica» ma la somma sarebbe stata poi ritoccata al rialzo con perizie di variante sulle quali l’impresa, dice il capo di imputazione, «poteva contare sin dall’inizio a causa dell’illecito accordo concluso tramite D’Alfonso». Per Varone, D’Alfonso sarebbe stato «tutore, quale esponente di spicco della politica abruzzese, degli interessi dei Toto».

Contro D’Alfonso, imputato per truffa e falso in qualità di ex presidente della Provincia, c’è la testimonianza di un geometra di Penne, Giuseppe Cantagallo, autore del primo progetto della strada: ai carabinieri di Penne, Cantagallo aveva rivelato presunte pressioni ma, adesso, a causa di problemi di salute non potrà parlare al processo. Ma la sua deposizione è considerata importante e, per questo, probabilmente, la testimonianza sarà raccolta a domicilio. Non sarà un passaggio scontato: sicuramente sul teste ci sarà uno scontro tra accusa e difese.

Oltre a D’Alfonso, ai Toto e a Strassil, sono imputati altri 6 tra funzionari e pubblici ufficiali: Fabio De Santis, ex responsabile del procedimento della strada già finito sotto inchiesta a Firenze insieme alla cricca dei Grandi appalti del G8 della Maddalena, Valeria Olivieri, commissario straordinario, Cesare Ramadori, del cda della Toto, Michele Minenna, dirigente dell’Anas, Paolo Lalli, direttore dei lavori, e Angelo Di Ninni, incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l’incidenza ambientale della variante.

Tra i reati già morti e sepolti c’è anche quello che ha dato il via all’indagine: il reato ambientale. Per l’accusa, la strada, bloccata dopo appena 4 mesi di lavori, avrebbe ferito lo stesso la riserva naturale del lago di Penne invadendone i confini, in un tratto tra Colle formica e contrada Campetto. Ma ora non esiste più quel capo di imputazione che parlava di «bellezze naturali dei luoghi alterate». ©RIPRODUZIONE RISERVATA