Maresca e la cessione agli spagnoli «Così crescerà anche Pescara»

L’imprenditore sull’acquisizione della catena Bluserena da parte del fondo di investimento Azora «Opportunità per dipendenti e città, in arrivo nuove assunzioni. Saremo il primo gruppo in Italia»
PESCARA. C’è un obiettivo dichiarato dietro l’acquisizione della compagnia alberghiera Bluserena da parte del fondo di investimento spagnolo Azora: «Dare vita, a breve, al primo gruppo di alberghi nazionale». A rivelarlo è l’imprenditore Silvio Maresca, amministratore delegato Bluserena, catena delle vacanze che, partendo dal Serena Majestic di Montesilvano, adesso conta 11 villaggi 4 stelle e due resort 5 stelle.
Maresca, lei è convinto che l’accordo tra Bluserena e Azora porterà ricadute positive per Pescara: perché?
«Con l’acquisizione di Azora, inizia per Bluserena una fase di espansione che creerà grandi opportunità per i nostri dipendenti e per la città. Il quartiere generale rimarrà Pescara; il marchio e il know how rimarranno Bluserena. Espansione significa far crescere insieme alla dimensione ricettiva le competenze e l’ampiezza della squadra. È quanto succede dalla nascita di Bluserena. Una Bluserena-Azora in crescita, saldamente attestata a Pescara, comporterebbe mobilità e crescite interne nell’azienda e irrobustimento della squadra attuale, con nuove assunzioni».
Bluserena è sulla scena dal 1985: è possibile leggere l’operazione Azora come un Bluserena 3.0?
«Il nostro gruppo è attivo dagli anni ’60 e oggi presente nei settori turismo, immobiliare, energie rinnovabili con società amministrate da Fabio e Maurizio Maresca (immobiliare ed energia) e da me (turismo). Come imprenditori turistici siamo nati nel 1985 con l’hotel Serena Majestic a Montesilvano per arrivare alle altre 4.000 camere di Bluserena, in villaggi e resort 4 e 5 stelle in Abruzzo, Puglia, Calabria Sicilia, Sardegna, Piemonte. Con Bluserena lavorano circa 2.500 dipendenti stagionali, oltre a quelli permanenti nella sede di via Caravaggio, a Pescara. Tutti i nostri hotel sono grandi complessi da 300-500 camere. Bluserena è la prima compagnia alberghiera italiana, sicuramente la più patrimonializzata, nel settore delle vacanze mare Italia (pur se in uno scenario italiano che soffre di una generalizzata carenza dimensionale delle aziende: i grandi in Italia sono piccoli in Europa)».
Ci sono altri margini di crescita?
«Certamente l’incontro fra un’azienda solida, con storia e competenze importanti, prestigio e notorietà sul mercato italiano, con Azora, un soggetto di respiro internazionale, con grandissime capacità di investimento, crea le potenzialità per dare vita a breve al primo gruppo alberghiero nazionale».
Sul mercato delle vacanze, qual è stata la vostra carta vincente?
«Abbiamo professionalizzato e industrializzato un settore che ancora oggi è spesso affidato a logiche familiari o a quelle puramente commerciali dei To. Siamo stati la prima azienda a ottenere la certificazione di qualità per un hotel. Abbiamo affermato uno stile che ha fatto scuola: abbiamo imitatori e ammiratori; abbiamo un esercito di clienti fedeli. La sinergia fra azienda di costruzioni e gestione alberghiera è stata un’arma vincente e un grande vantaggio competitivo. L’azienda è matura per fare un salto di qualità di dimensione europea».
Perché avete accettato l’offerta di Azora?
«Gli spagnoli del fondo Azora ci sono sembrati i soggetti più adatti e capaci di valorizzare storia e potenzialità Bluserena. Hanno apprezzato la solidità aziendale, la nostra cultura professionale, l’assetto organizzativo. Hanno visto in Bluserena la più interessante piattaforma gestionale italiana e, in quanto tale, un grande strumento di sviluppo. Hanno apprezzato una società sana e con performance economiche fra le migliori del settore».
Che peso ha questa acquisizione sul mercato turistico italiano?
«Consideri che si tratta del più importante investimento estero sul turismo italiano nel 2021 e il più importante investimento estero di sempre sul segmento del turismo leisure, il turismo delle vacanze. Il peso, quindi, è notevole per vari motivi: il turismo italiano ora è interessante per gli investitori stranieri, il nostro caso difficilmente rimarrà isolato; questa dinamizzazione del mercato non può che far bene a un settore alberghiero che in Italia è rimasto fra i più polverizzati d’Europa: le più grandi compagnie alberghiere italiane sono molto piccole in Europa; la contaminazione con culture professionali internazionali può contribuire a far uscire dal provincialismo e dal familismo che spesso caratterizzano il settore».
È meglio o peggio?
«Lascio a chi legge la riflessione se sia meglio rimanere sempre più marginali sui mercati internazionali, ma continuare a fare da soli, o se invece siano auspicabili investimenti, anche esteri, che facciano maturare e sviluppare il settore. E consentano di restituire all’Italia la posizione che meriterebbe nel ranking mondiale».
Qual è lo scenario futuro per il gruppo Maresca?
«Per noi come imprenditori l’incontro con Azora è un’ottima opportunità. Concentreremo le nostre attenzioni e le nostre energie nei settori che già presidiamo, e dove potremo ancora meglio portare crescita e valore aggiunto. Rimarremo comunque nel turismo puntando a nuovi format e innovazione. Rimaniamo proprietari e gestori delle Terme di Torre Canne. Abbiamo lanciato da qualche anno una compagnia, My.Ho, che offre vacanze in appartamento, arricchite da un ampio corredo di servizi: è già in molte località italiane, e in rapida espansione. Svilupperemo un nuovo resort in Toscana. E porteremo avanti l’attuale fase di grande espansione nelle energie rinnovabili e nell’immobiliare. Stiamo sviluppando una sessantina di progetti di solare e eolico soprattutto in Puglia, Sicilia, Sardegna e Campania per oltre 1.500 MW. A Milano stiamo realizzando un ampio intervento immobiliare, circa 300 appartamenti in zona San Siro».
Proseguirà anche il vostro impegno nel no-profit?
«Daremo ulteriore vigore alle attività non profit: l’aiuto e assistenza ai migranti (attività premiata da un riconoscimento Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati); la gallery Yag, per la promozione non profit di giovani artisti; la piattaforma online Proversi che analizza i grandi temi di dibattito pubblico sottraendoli a fake ed estremizzazioni social; la partecipazione alla fondazione Openpolis che lavora sugli opendata per contribuire alla trasparenza dei processi democratici».

