Maria, 85 anni, andrà in un ospizio

Il figlio: viviamo qui dal 2018, papà è morto per l’angoscia di dover andare via
MONTESILVANO. Sono diverse e tutte ugualmente complesse le storie delle 12 famiglie che, a quasi due mesi dall’ordinanza di sgombero del sindaco, fino a ieri non avevano ancora lasciato il palazzo di via Leopardi. Tra le più delicate c’è quella di Cesare Caruso e della mamma 85enne Maria, residenti al piano terra dell’edificio dal 2018 e alle prese con problemi di salute, logistici ed economici. La famiglia italo-venezuelana, che fino al mese scorso contava anche sulla presenza del padre di Cesare, morto di infarto a 83 anni, ha dichiarato di non avere la possibilità di trovare un’altra sistemazione. «Mia madre è invalida, non può camminare e ha una serie di patologie gravi», spiega il residente preoccupato. «Mio padre è morto probabilmente a causa della grande angoscia dovuta allo sgombero, il giorno prima aveva parlato con l'amministratore di condominio ed era preoccupato soprattutto per sua moglie. Il giorno dopo si è svegliato molto agitato, respirava a fatica e si è spento poco dopo in ambulanza. Io non lavoro perché presto assistenza a mia madre». Una situazione difficile che è stata presa in carico dagli assistenti sociali dell’Azienda Speciale, anche grazie all’interessamento di Maria Claudia Lopez, presidente dell’associazione Unione ItaloVenezolana. «Alla signora Maria è stata offerta accoglienza in una residenza sanitaria per anziani per un mese a partire da oggi (ieri, ndc)», spiega la responsabile della Onlus che opera al fianco della comunità venezuelana, particolarmente numerosa a Montesilvano, «ma restano due problemi: dove andrà Cesare, senza casa e senza lavoro e che fine farà Maria fra un mese, quando la possibilità offerta dal Comune terminerà?». (a.l.)

