Mariano, il giovane genio inventore dell’auto che fa 197 km con un litro

27 Ottobre 2019

Da Rapino al Politecnico di Torino dove studia per fare l’ingegnere Coordina il progetto che può rivoluzionare il concetto di mobilità

Il suo nome è Juno, pesa 129 chili, e con un litro di benzina può percorrere 197 chilometri. È l’ultimo nato del team di ricerca H2politO formato da giovani ricercatori del Politecnico di Torino. A coordinare il progetto è il giovane inventore abruzzese Mariano Della Ripa, studente del quinto anno del corso di laurea in ingegneria meccanica. Mariano è di Rapino, in provincia di Chieti, e la passione per la meccanica e la progettazione ce l’ha fin da ragazzino. Dopo il diploma all’Itis Luigi di Savoia di Chieti, indirizzo meccanico, è partito alla volta del Politecnico e qui ha trovato l’ambiente ideale per sviluppare le sue idee “rivoluzionarie” in termini di mobilità sostenibile.
Certo, gli impegni sono molti, ma Mariano tutte le volte che può torna in Abruzzo dove risiede la sua famiglia, formata dal papà Lorenzo, dalla mamma Carmelita Amoroso e dalla sorella Giusy.
PROJECT MANAGER. «All’interno del team», dice, «il mio ruolo è quello di project manager, e mi sono trovato a coordinare tutti i ragazzi che erano coinvolti nella progettazione». Un ruolo che lo ha portato a prendere decisioni importanti nei momenti più critici.
«Ad esempio in gara», racconta, «quando ho sentito forte il peso della responsabilità per il lavoro di tutto l’anno». La gara alla quale si riferisce è la Shell Eco-marathon, che si è svolta lo scorso luglio nel circuito di Mercedes-Benz a Brooklands (in Regno Unito), e che ha visto il team salire sul podio, al secondo posto, con IDRAkronos, un’altra delle “creature” di H2politO e, appunto, con Juno.
La supervisione di tutti i progetti del team è affidata alla professoressa Massimiliana Carello.
LA GARA. Alla competizione di “efficienza energetica” hanno partecipato 146 team studenteschi provenienti dalle università e scuole superiori di tutta Europa. In gara, 100 prototipi e 46 urban concept che si sono dati battaglia sugli 11 giri del tracciato, per un totale di circa 15,6 chilometri da completare in un tempo massimo di 39 minuti.
COS’È JUNO. Il nome richiama alla mente la seconda missione del programma New Frontiers della Nasa, che ha come obiettivo l’osservazione di Giove. Ma non c’entra niente con il prototipo, perché è qui sulla Terra che vengono invece testate le incredibili potenzialità del veicolo a bassissimo consumo. Si tratta di un “urban concept” che si compone di una monoscocca autoportante (costituita, cioè, da un unico elemento) realizzata in fibra di carbonio. Tutte le componenti meccaniche, spiega ancora il progettista, «sono lightweight design», cioè particolarmente leggere per ridurre l’attrito. Il motore (powertrain termico a benzina), è da 50 cc, trasformato da carburatore a iniezione. Per ottenere un risultato del genere, sotto il profilo dell’efficienza energetica, spiega ancora Della Ripa, «sono state abbattute tutte le perdite, a partire dagli pneumatici, eliminando tutti gli attriti (persino gli specchietti sono stati montati all’interno, ndr), estremizzando l’aerodinamica. Il tutto», aggiunge Mariano Della Ripa, «ha permesso di contenere la massa a vuoto del veicolo a 129 kg». Il veicolo si è anche aggiudicato il 3° posto al Design Award.
CORSA CONTRO IL TEMPO. Per poter partecipare alla gara il team ha ingaggiato una vera e propria corsa contro il tempo. L’assemblaggio di Juno, infatti, è stato ultimato la notte prima della partenza della competizione. Nonostante questo, il veicolo ha superato tutti i check tecnici e di sicurezza necessari per gareggiare. Alcuni problemi tecnici non hanno consentito a Juno di completare un run valido per essere classificato, ma nei 9 giri di pista effettuati ha registrato un consumo di 197 km per litro. Un risultato che apre scenari tutti da esplorare.
IL FUTURO. Si tratta, come detto, di un prototipo, realizzato da un’azienda piemontese sotto l’attenta sorveglianza del team coordinato dal giovane studente teatino. Certo, per pensare a una produzione su vasta scala, probabilmente, ci vorranno ancora diversi anni. «Siamo ancora una fase molto sperimentale», osserva Della Ripa, «e bisogna rivedere la fase dell’omologazione». In più, c’è tutta la questione dei costi. È chiaro che al momento realizzare un veicolo del genere comporta delle spese importanti. Ma il dado è stato tratto, l’idea è stata trasformata in qualcosa di concreto, e col futuro non può che migliorare.
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