Marinelli compie 80 anni «Ma sono ancora un leone»

18 Settembre 2016

Classe 1936 come il Pescara, il presidente onorario della squadra si racconta alla vigilia della festa di domani: Totti, Galeone e i look di Paride Albanese

PESCARA. «La prima volta che ho visto Pescara? Avrò avuto 10-11 anni, per l’esame di ammissione alle scuole medie. Venni con l’autobus dal mio paese, Carpineto della Nora, e per paura di non fare in tempo, la sera prima mi addormentai con le scarpe addosso. Ma non andò bene. Arrivato alla sede delle Magistrali che allora erano di fronte alla vecchia stazione, mi diedero un tema che non mi scordo mai: “Lungo il corso, quante vetrine?”. Ma che ne sapevo io che venivo dalla campagna? Una vetrina non l’avevo mai vista, figuriamoci il corso. Scrissi qualche stupidaggine e me ne tornai a casa. Le medie le feci ad Ofena dove avevo dei parenti».

Ma a Pescara Vincenzo Marinelli c’è tornato e c’è rimasto fino a diventarne un punto di riferimento sportivo e imprenditoriale. Classe 1936 come il suo amato Pescara, proprio domani Marinelli, due figlie, tre nipoti, e Manuel Estiarte come genero, compirà 80 anni.

Come festeggerà?

Non lo so, come viene. I compleanni si dovrebbero festeggiare fino a 40 anni.

Che effetto le fa avere 80 anni?

Non ci penso, mi sento ancora attivo.

Che regalo le piacerebbe ricevere?

L’affetto della gente.

Più amici o nemici?

L’altra sera a Roma ho incontrato Lotito con Di Biagio. La prima cosa che mi ha detto: mi devi dire come fai, ce ne fosse uno che parla male di te. È così, di nemici ce ne ho pochi e ogni mattina davanti al mio ufficio c’è la fila.

È stato vice presidente e presidente della Pescara calcio dalla metà degli anni Sessanta fino al 1987, collezionando promozioni di cui 4 in serie A. È stato consigliere di Lega e vice presidente di Lega pro; come dirigente accompagnatore della nazionale Under 21 dal 1992 ha vinto 4 campionati europei partecipando a 4 Olimpiadi con un bronzo ad Atene nel 2004. Dà del tu ai più grandi personaggi del calcio, Messi compreso, senza parlare della sua attività imprenditoriale nel settore farmaceutico e ospedaliero. Si sente un uomo di potere?

Non sono un uomo di potere. Ma ho sistemato tanta gente. Anche nel mio paese.

Che facevano i suoi?

Maria Giovanna e Donato, erano coltivatori, avevano le terre. Sono il primo di tre figli.

Che voleva fare da grande?

Ero per il trattore, andavo ad arare le campagne nostre e quelle degli altri. Mi piacevano le cose concrete. Per questo scelsi le Industriali. A Chieti, pensione a casa del bidello della scuola. Il Pescara l’andavo a vedere alla Civitella. È sempre stata la mia passione.

La prima volta allo stadio?

Lo spareggio per la serie C contro la Reggina, 1956. Si giocava al Rampigna ma era tutto pieno. Vidi la partita dai palazzi in costruzione lì intorno. In quello stesso anno partii per il servizio militare. Feci domanda per la Finanza, andai a fare la visita ad Ancona e mi spedirono la stessa sera a Predazzo. I pianti che mi sono fatto. Turni da mezzanotte alle 6, un freddo cane, Ronego, Chiasso, con il mitra a fare il servizio anti contrabbandieri. Fui ammesso alla scuola sottufficiali, ma mi congedai perché trovai un lavoro. Ispettore sinistri per la Reale Mutua all’Aquila, con lo zio di D’Urso.

E poi?

E poi la mia fortuna fu che continuavo a tornare al paese dove mi trovavo spesso con il medico, Napoleone. In una di queste cene incontrai un rappresentante di medicinali, mi propose di cominciare e cominciai. Giravo i paesi con la mia Seicento. Andavo bene, presi un’altra azienda, mi fecero capo area di Abruzzo, Marche Umbria, ma quando evitai un incidente grave a Colfiorito mi convinsi che era ora di mettere su qualche cosa di mio. Con Gianni Santomo comprammo la Farmaceutica, poi lui passò con Benetton ed entrò Di Properzio, avevamo concorrenti come la Fater, riuscii a farla diventare una spa, iniziavano a sorgere le prime cooperative, riuscimmo a ricomprare le azioni delle farmacie e una parte ne vendetti a Stefano Pessina, ingegnere pescarese che oggi gestisce l’80 per cento del mercato mondiale. Non averlo seguito è il mio rimpianto.

Però il successo non le è mancato. Qual è il segreto?

La genuinità, la capacità di entrare in contatto con la gente, le pubbliche relazioni, una cosa innata. L’unico rammarico che non parlo francese e inglese e diventa un handicap quando mi trovo ai tavoli internazionali.

Anche i suoi regali fanno parte delle pubbliche relazioni?

Certo, io mi ricordo sempre di tutti, sono per la continuità nei rapporti. A Berlusconi, ad esempio, mandavo sempre la pasta De Cecco. Ai giocatori del Pescara dopo l’ultima promozione come presidente onorario gli ho regalato un’i-pad con la dedica incisa dietro. E poi, sia nel calcio che nel lavoro, ho sempre pagato e rispettato tutti. E la gente se lo ricorda. Prima della partita con il Pescara sono venuti a trovarmi i magazzinieri dell’Inter, mi hanno portato la divisa completa della squadra. Un piacere immenso.

Però a Pescara ha avuto anche qualche contestazione.

Eccome. Una volta ho avuto la casa circondata dai tifosi, un’altra sono dovuto uscire dallo stadio con la polizia, è stato pesante. I tifosi non si accontentano mai.

Però è stato lei a portare Galeone a Pescara, come andò?

Eravamo retrocessi in serie C, ma mi impuntai che per le iscrizioni al campionato pretendessero gli assegni circolari. Il Palermo non ce la fece e fummo ripescati in serie B. Ma non eravamo pronti, Manni mi propose Galeone perchè era tra quelli che costavano di meno e faceva un buon calcio. Era alla Spal Galeone, e lì un rappresentante di medicinali che conoscevo e che stava nella dirigenza mi disse subito: “guarda che a Pescara dura poco, Galeone è abituato ad andare a spasso con il cane, se perde lo massacrano”. E invece con quella squadra di giovanissimi andò benissimo. Eravamo poveri, ma prima della partita bevevamo tutti un goccio di champagne.

Con la Nazionale Under 21 ha visto esplodere talenti come Totti, Buffon, Gattuso. Qualche aneddoto?

Totti è romano, non aveva voglia di allenarsi, poteva diventare ancora meglio. Gigi è sciagurato, gli dovevo mettere da parte sempre una cravatta, una famiglia eccezionale. Ma anche Pirlo, Gattuso, sono loro che si sono inventati “c’è un solo presidente”. Una delle più belle sorprese me l’hanno fatta proprio loro a Melbourne in occasione del mio compleanno durante le Olimpiadi. Una festa a sorpresa, mi vengono ancora i brividi. Mi regalarono un Rolex, ma fu pazzesco l’affetto.

Perché lasciò il Pescara a Scibilia dopo la promozione in A?

Sparirono tutti gli imprenditori che avevano promesso di impegnarsi. Feci casa per casa, una delusione. Scibilia era lo sponsor della squadra, l’avevo portato io, prese la squadra con i debiti senza darci una lira.

Quindi ci ha rimesso col Pescara?

Col Pescara c’ho rimesso, ma senza il Pescara non sarei arrivato dove sono. Grazie al Pescara è stato più facile dialogare con i medici, con i clienti. Comunque mi ricevevano, soprattutto quando il Pescara ha avuto la fortuna di vincere.

Ha parlato degli imprenditori, si riferiva ai costruttori?

Praticamente.

Che giudizio si è fatto in questi 60 anni a Pescara?

Per la maggior parte sono muratori venuti da fuori che a Pescara si sono arricchiti. Ma non puoi vivere in un posto e accumulare solo per te stesso. Lo dico da sempre, mettiamoci insieme, e facciamo qualcosa in cambio di quello che abbiamo avuto da questa città.

Tipo?

Tipo il progetto di far crescere il settore giovanile, il nuovo stadio, un centro sportivo.

E il nuovo stadio come lo intitolerebbe?

Non per presunzione, sono stato presidente poco, ma vice presidente di tutti quanti. Come ho voluto bene al Pescara io ce ne sono pochi. Fate voi.

Sul suo trabocco qualche mese fa si sono incontrati politici e imprenditori. Che rapporto ha con la politica?

Quel trabocco lo comprai con Santilli e altri dieci, poi lo riprese Pilota e alla fine è tornato a me. Quell’incontro di cui parla è stato fatto sul trabocco solo per avere un po’ di tranquillità. E comunque mi sono candidato sì, mi presentai con la Dc con l’allora sindaco Casalini. Ma non feci neanche i santini e presi 1.040 voti, Il giorno delle elezioni ero a Novara con la squadra. Al posto mio entrò Galeota e meno male, mi ha salvato: per fare il politico devi dire qualche bugia.

È vero che Paride Albanese viene a prepararle i look direttamente a casa?

Ma no, viene solo a farmi il cambio di stagione. Mi sono vestito sempre nei suoi negozi, sono un tipo precisino, ci tengo, ma non ho tempo. Almeno lui mi riordina tutto per colore, sceglie vestiti e cravatte, tre per ogni vestito. E non sbaglio.

Un consiglio per farcela?

Ci devi sta’ co’ la coccia.

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